Dossier Immigrazione 2023

Segnaliamo il video della presentazione del ‘Dossier Immigrazione 2023’, un documento cruciale per acquisire dati accurati al fine di affrontare la questione dell’immigrazione in modo obiettivo, evitando approcci ideologici o superficiali.

Dossier Immigrazione 2023

Ultimo aggiornamento del post: 6 Dicembre 2023

Segnaliamo il video della presentazione del ‘Dossier Immigrazione 2023’, un documento cruciale per acquisire dati accurati al fine di affrontare la questione dell’immigrazione in modo obiettivo, evitando approcci ideologici o superficiali.

Sappiamo che il problema non è facile e si rivela essere un argomento molto divisivo.

Affrontare la questione con dati reali può semplificarla. Tuttavia, riteniamo sia di buon senso (un approccio che la nostra cultura sembra aver dimenticato) basarsi su informazioni documentate prima di iniziare controversie, discussioni o battaglie retoriche.

Il problema, tuttavia, va oltre.

Si trascina dietro una questione ancora più spinosa e sgradevole: in Italia, sembra che i media mainstream, specialmente quelli dedicati all’informazione, non necessitino di dati concreti per redigere un qualsiasi tipo di contenuto in riferimento all’immigrazione (cosa del resto che si verifica anche per altri argomenti).

Troppo spesso, i nostri giornali sono pieni di articoli travestiti da informazione, che in realtà veicolano opinioni mirate a influenzare l’opinione pubblica o a intrattenere con contenuti emozionanti e divisivi.

Sono anni che siamo delusi dallo stato del giornalismo mainstream italiano.

Questo non è il contesto adatto per una critica dettagliata, ma è innegabile che ci sia una diffusa diffidenza tra coloro che lavorano sul campo o si dedicano allo studio e alla ricerca intorno al fenomeno dell’immigrazione, riguardo al modo in cui i mass media affrontano questa tematica, spesso trascurando dati concreti e mancando di un’analisi critica approfondita.

Pertanto, è essenziale lavorare per offrire contenuti di maggiore qualità e integrità intellettuale. Abbiamo bisogno di nuovi creatori di contenuti, di nuovi giornalisti. Anche se l’età non è necessariamente un fattore determinante, ci aspettiamo che la maggiore iniziativa provenga soprattutto dai giovani, che troppo spesso vengono esclusi dalle opportunità di crescita professionale in questo settore.

Ne abbiamo bisogno quanto dell’ossigeno per respirare.

Naturalmente, questo è il motivo per cui, quando incontriamo contenuti di alto livello come il dossier che stiamo presentando in questo articolo, o l’incontro di cui inseriamo l’intero video più in basso, riteniamo sia decisivo diffonderli il più possibile.

L’evento

Il 26 ottobre 2023, si è tenuto un evento trasmesso in diretta streaming, focalizzato sulla presentazione del ‘Dossier Statistico Immigrazione 2023’.

L’iniziativa è stata organizzata congiuntamente da Anolf Milano, CISL Milano Metropoli, CGIL Lombardia, UIL Milano e Lombardia, e ha visto la partecipazione di Lamberto Bertolè per i saluti istituzionali.

Durante l’evento, è stata distribuita gratuitamente una copia del dossier ai partecipanti. Gianfranco Valenti ha introdotto i contenuti principali del dossier, seguito da interventi di commento di esperti nel campo dell’immigrazione, tra cui Maurizio Ambrosini, Enrico Azzaro, Maurizio Bove, Valentina Cappelletti e Paolo Naso. La moderazione è stata affidata a Lorella Beretta.

La Casa della Cultura di Milano ha fornito la piattaforma virtuale per l’evento, promuovendo l’importanza della condivisione e della discussione aperta su temi di rilevanza sociale come l’immigrazione. Riteniamo essenziale promuovere e diffondere iniziative di questo tipo per la loro importanza sociale.

Dinamiche dei movimenti dei cittadini stranieri

Breve video di presentazione

Gianfranco Valenti ha osservato che i dati relativi alla presenza di cittadini stranieri in Italia mostrano una certa costanza.

Tuttavia, è essenziale esaminare più a fondo gli aspetti che definiscono questa stabilità, in quanto sono questi a rivelare le tendenze attuali e a fornire una rappresentazione più accurata della realtà.

Un fattore significativo in questo contesto è l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di alcuni stranieri, un processo che li trasferisce da una categoria anagrafica all’altra. Nell’arco degli ultimi dieci anni, circa un milione e mezzo di persone con passaporto straniero sono diventate cittadini italiani o hanno ottenuto la doppia cittadinanza.

Un altro aspetto rilevante riguarda i cittadini stranieri con permessi di soggiorno di lunga durata, che approfittano della libertà di movimento in Europa per trasferirsi in altri paesi in cerca di migliori opportunità lavorative. Questo tipo di mobilità contribuisce a mantenere stabile il numero di stranieri residenti in Italia, che negli ultimi cinque anni si è assestato intorno ai cinque milioni.

Interessante è il confronto con gli oltre cinque milioni di italiani residenti all’estero, molti dei quali sono iscritti all’AIRE. È da notare, però, che non tutti gli italiani all’estero si registrano all’AIRE, sottolinea Valenti, forse a causa della mancanza di consapevolezza sui benefici che ne derivano.

Tra questi italiani all’estero, si includono anche coloro che, originariamente stranieri, hanno acquisito la cittadinanza italiana prima di emigrare. Pertanto, è fondamentale considerare queste cifre tenendo conto di questa dinamica di mobilità.

Il video dell’intero incontro

Conflitti geopolitici e cambiamento climatico sui movimenti migratori

Dopo un periodo di stagnazione dovuto alla pandemia, i dati recenti indicano una ripresa dei flussi migratori, tornando ai livelli di mobilità osservati prima della crisi sanitaria.

È importante notare che nel Sud del Mediterraneo ci sono paesi come Libia, Tunisia e Algeria che ospitano un numero maggiore di migranti rispetto all’Italia. Questi paesi, pur utilizzando questa manodopera, spesso non offrono adeguate garanzie di tutela o umanità.

Valenti ricorda tristemente che ci sono stati casi di persone espulse nel deserto, abbandonate a morire, espulse in modo crudele dai confini dell’Algeria o della Tunisia.

In virtù di queste circostanze abbiamo un aumento delle richieste di cittadinanza al di fuori di queste aree africane, in particolare da due regioni del subcontinente indiano più in crisi: Pakistan e Bangladesh. Questi due paesi registrano un tasso di emigrazione di quattro persone su 1000. Il Pakistan, a causa della sua significativa instabilità interna, e il Bangladesh, un paese che a causa della crisi climatica rischia di essere in gran parete sommerso entro la metà del secolo, costringendo i suoi 120 milioni di abitanti a cercare nuove soluzioni di insediamento.

Il dossier ha evidenziato un aspetto cruciale: in Europa, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non stiamo assistendo a un’affluenza massiccia di migranti dalle regioni colpite da conflitti o cambiamenti climatici. Valenti sottolinea come in Africa si stia osservando un cambiamento significativo nel panorama migratorio, cioè un aumento di movimenti all’interno del continente, piuttosto che verso destinazioni esterne, con paesi come Nigeria, Ghana ed Etiopia che sono esempi chiari di questa tendenza.

Aspetto importante da non sminuire sono i pericoli che i migranti affrontano. Il tentativo di attraversare confini sempre più sorvegliati si rivela spesso fatale. Proseguendo, Valenti critica le strategie europee di gestione dei flussi migratori, come i miliardi di euro investiti per coinvolgere paesi come Turchia e Libia nel contenimento dei migranti, strategie che spesso trascurano le condizioni di vita e i diritti umani.

Valenti ha poi menzionato il recente coinvolgimento della Tunisia, paragonandolo a pratiche europee passate come quelle della Germania, che pagava la Polonia negli anni ’80 per fermare i migranti da est. Ricorda inoltre un episodio in Francia, negli anni ’90, dove lo stato ha creato una zona extraterritoriale in un albergo vicino all’aeroporto Charles de Gaulle, una mossa che si è conclusa con un risarcimento ai detenuti, ritenuti illegalmente trattenuti.

La realtà è scomoda: l’Europa sta spostando i propri confini, delegando la gestione dei migranti ad altri paesi, spesso compromettendo la dignità e la sicurezza dei migranti stessi, senza risolvere né affrontare un problema davvero serio e importante.

Casa della Cultura

La Casa della Cultura, istituita nel 1946 da Antonio Banfi insieme ad altri intellettuali antifascisti, rappresenta una comunità di individui uniti dalla fede nella democrazia culturale. Questo gruppo si è sempre dedicato a promuovere e diffondere valori come la libertà, l’indipendenza, la consapevolezza e la tolleranza. La sua origine risale a un periodo in Italia in cui si sentiva forte il bisogno di riacquistare le libertà e la democrazia perdute.

Da allora, la Casa della Cultura è diventata un punto di riferimento per la cultura progressista, civile e libera di Milano, contribuendo attivamente alla creazione culturale, alla condivisione di idee e al confronto con tematiche attuali.

Sito web: Casa della Cultura – Via Borgogna 3 Milano

Ascensore sociale

Uno dei problemi più significativi emersi da recenti studi riguarda l’ascensore sociale bloccato per le popolazioni migranti in Italia. I dati mostrano che la maggioranza dei migranti si trova impiegata in lavori di basso profilo professionale. Questa situazione è particolarmente grave per gli uomini migranti, mentre si stima che più della metà delle donne migranti sia disoccupata o impiegata in lavori non regolari, spesso di natura occasionale. Questo fenomeno rappresenta un impedimento notevole alla progressione sociale di questi individui. Da sottolineare è il fatto che questa condizione non è attribuibile a una carenza di competenze, ma piuttosto all’ostacolo nel far riconoscere le qualifiche acquisite nei paesi di origine.

Il sistema professionale italiano, che assomiglia alla struttura delle corporazioni, riconosce raramente le qualifiche ottenute all’estero. Generalmente, solo il diploma di terza media è accettato come qualifica internazionale. Anche se esistono accordi tra alcune università, la validazione dei titoli di studio ottenuti in Africa o Asia rimane un processo complicato. Questa realtà trasforma l’inserimento dei migranti in ruoli lavorativi che non corrispondono alle loro reali competenze in una forma di discriminazione. Tale approccio non solo limita le opportunità per i migranti, ma si traduce anche in una perdita per il mercato del lavoro italiano, che non riesce a sfruttare le potenzialità di queste persone qualificate.

In definitiva, mentre in Italia gli immigrati qualificati incontrano difficoltà nell’inserimento lavorativo, in altri paesi come la Germania, seppure guadagnando meno rispetto ai cittadini tedeschi a parità di lavoro, trovano più facilmente impiego.