Ufficio di Pastorale Scolastica - Diocesi di Piacenza Bobbio
 
Sc_titolo
Statuto
 
 

Cooperativa Cattolica
per la scuola e la formazione
della Diocesi di Piacenza-Bobbio

Titolo I
Fisionomia ed Ispirazione


Art. 1 -- Costituzione, sede e durata
1. E’ costituita, con sede legale in Piacenza, Via Chiostri del Duomo, 12 la Società Cooperativa a responsabilità limitata denominata “Cooperativa Cattolica per la scuola e la formazione della Diocesi di Piacenza-Bobbio” s.c.r.l.
2. La durata della Società è fissata fino al 31 dicembre 2050.
3. Detta durata potrà essere prorogata con deliberazione dell’Assemblea, prima della scadenza, salvo diritto di recesso per i soci dissenzienti.

Art. 2 -- Finalità
La Cooperativa si pone i seguenti fini:
1. Mutualità e Cooperazione
La Cooperativa non ha finalità di lucro, ma intende far partecipi i soci dei benefici della mutualità e della cooperazione.
2. Sostegno e collaborazione mediante condivisione di servizi
La finalità prima della Cooperativa è quella di essere strumento di sostegno e di collaborazione per le istituzioni scolastiche, di formazione professionale e ad indirizzo educativo, in genere operanti sul territorio della provincia di Piacenza e della Diocesi di Piacenza-Bobbio, nate come espressione della comunità cristiana. Tale finalità è perseguita attraverso l’attivazione di servizi strutturali in modo sinergico tra i soci, la cui urgenza e il cui progetto siano emersi dalla segnalazione dei soci stessi. Detti servizi saranno attivati nel rispetto dell’autonomia istituzionale, organizzativa, didattica e amministrativa nonché di indirizzo educativo-formativo di ognuno dei soci.
3. In comunione e in contatto con la chiesa italiana
Nella sua attività la Cooperativa opera in sintonia con le direttive del Vescovo diocesano e in armonia con i programmi pastorali della Diocesi. La cooperativa agisce, a livello provinciale e diocesano, in sintonia e in contatto con le federazioni e associazioni ecclesiali operanti nel settore scolastico e formativo a livello provinciale, regionale, nazionale.
4. Persona, famiglia, scuola, società.
La rete di soggetti che si costituisce in cooperativa agisce a servizio della persona, sostenendo l’opera educativa prioritaria svolta dalle famiglie e all’interno di una visione democratica di formazione che preveda l’integrazione e l’interazione tra l’impegno degli Enti Pubblici e quello del privato sociale.
5. In un comune progetto educativo
La Cooperativa nasce e si pone come segno esplicito di comunione tra enti impegnati nel mondo della scuola, della formazione professionale e dell’educazione in genere. Esprime l’impegno a camminare unitariamente, condividendo scelte operative e orientamenti di fondo alla luce di un comune progetto educativo. L’orizzonte antropologico e pedagogico cristiano costituisce il punto di riferimento fondamentale.
6. Sussidiarietà.
Appartiene alla ispirazione originaria della Cooperativa il criterio della sussidiarietà. La sua azione pertanto non intende essere sostitutiva di quella dei singoli soci, bensì si propone di rispettarne l’autonomia e di promuoverne la soggettività e l’identità. In attuazione del principio di sussidiarietà, la Società si impegna, sempre nel rispetto della volontà dei singoli soci, a:
- aiutare i socie stessi nel perseguimento dei loro scopi;
- essere di supporto ai soci nell’espletamento delle loro attività;
- intervenire laddove manchi l’iniziativa rispetto a esigenze avvertite;
- promuovere costantemente l’interazione e la collaborazione tra i soci.
7. Rapporti con Enti Pubblici
La Cooperativa nell’interesse dei soci e per il raggiungimento delle sue finalità stabilisce gli opportuni rapporti con gli Enti Pubblici (Unione Europea, Ministero della Pubblica Istruzione, Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, Regione, Provincia, Comuni, Comunità Montana, ecc.) nonché con ogni altro soggetto o rete di soggetti impegnati in ambito scolastico-formativo.
8. Autonomia gestionale.
La società può compiere tutte le operazioni (anche commerciali, immobiliari, finanziarie e mobiliari, purchè, in relazione a queste ultime due, non con prevalenza e non direttamente nei confronti di terzi) ed assumere tutte le iniziative ritenute utili al conseguimento degli scopi sociali, beneficiando delle provvidenze messe a disposizione dalle leggi vigenti.
La società può raccogliere prestiti dai soci esclusivamente ai fini del conseguimento dell’oggetto sociale, nel rispetto della normativa in materia di raccolta di risparmio effettuata dalle imprese non bancarie.
La cooperativa, sempre ai fini del conseguimento degli scopi sociali, può assumere, per deliberazione del Consiglio di Amministrazione, interessenze e partecipazioni sotto qualsiasi forma in società cooperative, per azioni, a responsabilità limitata, e partecipare alle loro attività, dare adesione ad enti e organismi i cui scopi siano affini o complementari a quelli della cooperativa.

Art. 3 -- Oggetto sociale
Per conseguire le proprie finalità la Cooperativa pone in atto dei servizi.
1. Ambito educativo-religioso
• Istituire la figura dell’animatore spirituale della scuola, col compito generale di dare impulso e coordinamento all’educazione religiosa (ivi compreso l’insegnamento della religione), e con il compito specifico di trovare delle occasioni permanenti di spazi celebrativi e formativi-spirituali (momenti di preghiera, celebrazioni liturgiche, ritiri ed esercizi spirituali, impegni di carità, volontariato), organicamente inseriti nel progetto educativo e nella programmazione d’insieme. Il servizio dell’enimatore spirituale si esplicherà anche nella funzione di guida individuale per i membri della scuola cattolica: alunni, docenti e genitori.
• Favorire tra i giovani l’educazione e l’adesione al volontariato, inteso come volontà del giovane di mettere a disposizione la propria persona e il proprio tempo a servizio dei più bisognosi.
• Coordinare le iniziative missionarie della scuola cattolica, in collaborazione con le iniziative della Diocesi.
• Promuovere la formazione permanente, professionale e religiosa, dei docenti.
• Considerare come essenziale momento della propria missione anche un servizio organico permanente afferto alle famiglie, in vista della loro crescita umana e cristiana e dei loro compiti educativi.
• Assicurare una continua e particolare attenzione formativa anche al personale non docente, il quale concorre notevolmente alla formazione del clima educativo dell’istituzione.
• Garantire la scelta di insegnanti atti a fare degli istituti cattolici delle scuole di crescita spirituale e culturale. Questa scelta accerterà la competenza professionale e specialmente la scelta di fede e la disponibilità dei laici ad assumere il progetto educativo della scuola cattolica.
• Adoprarsi in favore della complementarietà tra Parrocchia, unità pastorali e scuola, e tra queste e la Diocesi, soprattutto nei momenti forti dell’iniziazione cristiana all’Eucaristia e alla Cresima, che interessano particolarmente le scuole primarie.
• Rendere possibile alle scuole cattoliche secondarie quell’attenzione particolare all’insegnamento della filosofia, della storia e della letteratura, in quanto luoghi essenziali di incontro tra fede e culture.
• Favorire la collaborazione della scuola cattolica con le associazioni professionali cattoliche degli insegnanti, alle quali è bene che i docenti della scuola cattolica diano la propria adesione e attiva partecipazione.
• Studiare forme di collaborazione in termini di volontariato anche da parte di operatori scolastici, i quali, per precisa scelta apostolica, offrano la loro disponibilità e servizio.
2. Ambito didattico formativo:
• Formazione permanente dei docenti e di altro personale della scuola;
• Servizi di consulenza psicologica e pedagogica;
• Attività di promozione del rapporto con le famiglie;
• Banca-dati su personale disponibile per l’insegnamento o per altre mansioni richieste dai soci;
• Attività formative trasversali per gli alunni;
• Iniziative per l’orientamento scolastico e professionale;
• Proposizione e gestione di progetti sia nell’ambito scolastico che di formazione professionale in una logica di sistema integrato;
• Attività in vista dell’integrazione di persone portatrici di deficit;
• Iniziative per il tempo libero e lo sport;
• Allestimento di banche-dati delle esperienze più significative realizzate nelle varie scuole.
3. Ambito promozionale e relazionale:
• Pubblicizzazione delle attività delle scuole e delle istituzioni consorziate;
• Partecipazione a programmi promozionali di Enti pubblici e privati;
• Convenzioni con altri enti o reti formative, col mondo del lavoro, con l’università per attività e sevizi inerenti le finalità della Cooperativa;
• Connessione per le agenzie presenti sul territorio di coordinamento domanda-offerta di lavoro.
4. Ambito amministrativo:
• Servizi di segreteria e di gestione economica;
• Consulenza giuridica e fiscale nel rispetto della legge vigente;
• Ricerca e informazioni su finanziamenti, agevolazioni e stanziamenti pubblici disponibili;
• Approvvigionamento viveri e materiali;
• Acquisto libri di testo, di sussidi didattici e di audiovisivi;
• Pulizia e manutenzione locali;
• Gestione mense;
• Gestione servizi di trasporto;
• Costituzione/o gestione di società o enti per il perseguimento di progetti in sintonia con le finalità sociali;
• Forme di assistenza e previdenza integrative per alunni, docenti e personale della scuola e delle istituzioni consorziate;
• Condivisione dell’utilizzo di strutture.

Titolo II
Identità dei soci


Art. 4 -- Soci
1. Il numero dei soci è illimitato, fermo il numero minimo stabilito dalla legge.
2. La Diocesi di Piacenza è socio di diritto considerate le finalità e le caratteristiche della cooperativa.
3. Possono essere soci, purchè dotati di veste giuridica compatibile legalmente con la partecipazione in società cooperative:
- scuole cattoliche di ogni ordine e grado ubicate nel territorio della Provincia di Piacenza e/o della Diocesi di Piacenza-Bobbio;
- altri enti di formazione scolastica e professionale di ispirazione cristiana;
- enti di ispirazione cristiana, che promuovono o svolgono attività nell’ambito educativo-formativo anche attraverso la prestazione di servizi accessori (ad esempio pensionati e convitti universitari);
- federazioni e associazioni, comunque giuridicamente definite, di ispirazione cristiana che operano nel settore scolastico-educativo e formativo.
Qualora alla cooperativa intenda aderire la sezione o la sede locale di una scuola o di un ente o di una federazione o di un’associazione con organizzazione nazionale e/o regionale, la domanda dovrà essere sottoscritta da chi, localmente, ha la rappresentanza e, comunque, la responsabilità della sede o della sezione.
4. Il socio è tenuto a partecipare alla vita sociale.
5. Ciascun socio ha diritto di esercitare tutti i diritti riconosciuti dalla legge e dallo Statuto.
6. Ogni socio ha diritto di usufruire, alle condizioni che saranno fissate, dei servizi offerti dalla società.
7. La responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali è limitata all’ammontare della quota sottoscritta.


Art. 5 -- Ammissione
1. Chi desidera diventare socio deve presentare al Consiglio di Amministrazione domanda scritta, nella quale deve dichiarare di obbligarsi all’osservanza del presente Statuto, del regolamento interno e delle deliberazioni degli organi sociali.
2. La domande deve contenere l’indicazione de:
- la denominazione o la ragione sociale e la sede legale e amministrativa;
- l’attività svolta in relazione ai requisiti prescritti dall’art. 4;
- L’ammontare della quota che si intende sottoscrivere.
3. La richiesta dev’essere corredata da copia della deliberazione dell’organo competente e della indicazione della persona delegata alla rappresentanza.
4. Il richiedente è responsabile per tutto quanto ha dichiarato nella domanda di ammissione, non essendo il consiglio di amministrazione obbligato a verificare la rispondenza al vero di dette dichiarazioni.
5. Sull’accoglimento della domanda di ammissione a socio decide, con giudizio insindacabile, il consiglio di amministrazione, il quale comunica all’interessato la decisione, a mezzo di lettera raccomandata, entro tre mesi dalla data di presentazione della domanda. Trascorsi tre mesi dal momento della presentazione della domanda, la domanda stessa si intende, tacitamente, respinta.

Art. 6 -- Quota sociale
1. Il socio, all’atto dell’ammissione, deve versare l’importo delle quote sottoscritte.
2. Il valore delle quote dev’essere compreso entro i limiti previsti dalla legge.

Art. 7 -- Recesso del socio
1. Oltre che nei casi stabiliti dalla legge, può recedere il socio:
- che abbia perduto i requisiti richiesti per l’ammissione, determinati dall’art. 4 del presente Statuto;
- che non si trovi più nelle condizioni di cooperare all’attuazione degli scopi sociali.
2. La dichiarazione di recesso deve essere comunicata con un preavviso di almeno sei mesi.
3. Spetta al Consiglio di Amministrazione costatare se ricorrono i motivi che, a norma della legge e del presente Statuto, legittimano il diritto di recesso.
4. Il recesso non è efficace, se non allorchè il Consiglio di Amministrazione abbia accolto la domanda.
5. Il recesso dev’essere annotato nel Libro dei Soci.

Art. 8 -- Esclusione del socio
1. Oltre che nei casi previsti dalla legge, il Consiglio di Amministrazione può escludere il socio:
a. che non osservi le disposizioni dell’Atto costitutivo, dello Statuto, del Regolamento interno, oppure le deliberazioni legalmente prese dagli organi sociali competenti;
b. che non sia più in grado di concorrere al raggiungimento degli scopi sociali;
c. che abbia perduto i requisiti richiesti per l’ammissione;
d. che, senza giustificati motivi, non adempia puntualmente agli obblighi assunti a qualunque titolo verso la Cooperativa;
e. che svolga attività in contrasto o concorrenti con quelle della Cooperativa;
f. che in qualunque modo danneggi o tenti di danneggiare, moralmente o materialmente, la cooperativa o fomenti dissidi o disordine tra i soci;
2. Nel caso indicato dalla lettera d., il socio inadempiente dev’essere invitato, a mezzo lettera raccomandata, a mettersi in regola e l’esclusione potrà essere deliberata soltanto quando sia trascorso un mese da detto invito e semprechè permanga l'inadempienza.
3. Il socio che non ottemperi in tutto o in parte a quanto stabilito dallo Statuto, dal regolamento interno e/o dalle disposizioni impartite dal Consiglio di Amministrazione o dall’assemblea, oltre al risarcimento dei danni provocati, sarà passibile del pagamento di una penale il cui importo sarà determinato dal Consiglio di Amministrazione o, su proposta di questo, dall’assemblea dei soci.

Art. 9 -- Comunicazione deliberazioni
Le deliberazioni prese dal Consiglio di Amministrazione per i casi di cui agli artt. 7 e 8 devono essere comunicate a mezzo lettera raccomandata all’interessato, il quale può, entro trenta giorni dalla data di ricevimento, instaurare l’arbitrato previsto dal successivo art. 27. Il ricorso non ha effetto sospensivo e l’accoglimento di esso non dà diritto a risarcimento di danni.

Art. 10 -- Restituzione quote
1. Il socio receduto od escluso ha diritto soltanto al rimborso del valore nominale della propria quota oppure, in caso di perdite, alla restituzione della minor somma risultante dal bilancio relativo all’esercizio in cui ha effettuato lo scioglimento del suo rapporto sociale.
2. La domanda di rimborso dev’essere fatta con lettera raccomandata, a pena di decadenza, nel termine di un anno dalla chiusura del detto esercizio. In mancanza di tale domanda, le somme spettanti ai soci uscenti saranno devolute alla riserva ordinaria.
3. In ogni caso, per due anni dal giorno in cui il recesso o l’esclusione sono avvenuti, i soci receduti o esclusi rispondono verso i terzi, nei limiti delle quote sottoscritte anche se non versate, per le obbligazioni assunte dalla società fino al giorno in cui la cessazione della qualità di socio si è perfezionata.

Titolo III
Patrimonio ed esercizio sociale


Art. 11 -- Patrimonio sociale
Il patrimonio della cooperativa è costituto:
a. dal capitale sociale, che è variabile ed è formato da un numero illimitato di quote del valore nominale non inferiore né superiore ai limiti stabiliti dalla legge.
b. Dalla riserva ordinaria, formata con le quote degli avanzi di gestione, con le quote eventualmente non rimborsate ai soci receduti o esclusi.
c. Da eventuali riserve straordinarie.
Le riserve sono indivisibili e non possono essere distribuite ai soci né durante l’esistenza della società né all’atto dello scioglimento.

Art. 12 -- Versamento quote
1. L’importo delle quote sottoscritte può essere versato:
a. almeno un quarto all’atto della sottoscrizione;
b. il rimanente in, al massimo, tre rate mensili posticipate a far tempo dal mese successivo a quello in cui è avvenuta la sottoscrizione.
2. Le suddette disposizioni si applicano anche agli aumenti delle quote sottoscritte dai soci durante la vita della cooperativa.
3. Nessun socio può possedere una quota che superi il limite massimo di capitale sottoscrivibile da un singolo socio secondo quanto stabilito dalle vigenti disposizioni di legge.
4. Le quote non possono essere sottoposte a pegno o a vincolo, né essere cedute con effetto nei riguardi della società senza l’autorizzazione del Consiglio di Amministrazione.
5. Le somme che eventualmente i soci, oltre al capitale sociale, versano alla cooperativa o che questa trattiene, sono conferite esclusivamente per il conseguimento dell’oggetto sociale nel rispetto della normativa in materia di raccolta di risparmio effettuata dalle imprese non bancarie. Modalità e durata dei conferimenti saranno determinati da apposito regolamento approvato dall’assemblea.
6. Ad ogni nuovo socio, oltre all’importo della quota sociale sottoscritta, il Consiglio di Amministrazione potrà chiedere il versamento di una somma a titolo di sovrapprezzo di questa, da determinarsi dal Consiglio di Amministrazione stesso, in proporzione di detta quota tenuto conto delle riserve patrimoniali risultanti dall’ultimo bilancio approvato. Detto sovrapprezzo potrà essere chiesto dal Consiglio di Amministrazione anche ai soci che sottoscrivono aumenti della rispettiva quota sociale nel corso dell’esistenza della società, in proporzione agli aumenti stessi.

Art. 13 -- Esercizio sociale – Bilancio
1. L’esercizio sociale va dal 1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno.
2. Alla fine di ogni esercizio il Consiglio di Amministrazione provvede alla redazione del bilancio sociale previo esatto inventario, da compilarsi entrambi con criteri di oculata prudenza e chiarezza.
3. I residui attivi del bilancio saranno così destinati:
a. Non meno del 20% al fondo di riserva ordinaria;
b. Una quota ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione, nella misura e con le modalità previste dalla legge;
c. Una parte alla rivalutazione delle quote nei limiti e con le modalità previste dall’art. 7 della legge n. 59 del 31.12.92 ed eventuali modificazioni ed integrazioni;
d. Un eventuale dividendo ai soci nella misura che verrà stabilita dall’assemblea che approva il bilancio e che non potrà superare, in ogni caso, la misura massima prevista dalla legislazione vigente per le cooperative aventi requisiti mutualistici agli effetti fiscali;
e. L’eventuale rimanenza alle riserve straordinarie.
4. L’assemblea può sempre deliberare che, in deroga alle disposizioni precedenti, la totalità dei residui attivi di bilancio venga devoluta al fondo di riserva ordinaria fatta salva la quota di cui al punto b. oppure venga incrementata la quota di cui al punto e. detratta la quota di cui ai punti a. e b.

Art. 14 -- Organi sociali
Sono organi della Cooperativa:
1. L’Assemblea dei soci;
2. Il Consiglio di Amministrazione;
3. Il Collegio dei Sindaci.

Titolo IV
Assemblea dei soci


Art. 15 -- Assemblea sociale ordinaria
1. L’Assemblea sociale ordinaria è convocata dal Consiglio di Amministrazione almeno una volta all’anno, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale o entro sei mesi quando particolari esigenze lo richiedano, per l’approvazione del bilancio.
2. L’Assemblea ordinaria dovrà essere, altresì, convocata per:
a. la nomina degli amministratori, dei Sindaci, del Presidente del Collegio Sindacale;
b. la determinazione dell’eventuale compenso degli Amministratori e dei Sindaci;
c. la trattazione di tutti gli altri oggetti attinenti alla gestione sociale.
3. L’Assemblea ordinaria è competente per deliberare sulla eventuale responsabilità degli Amministratori o dei Sindaci e sull’esperimento delle relative azioni giudiziarie.
4. All’Assemblea ordinaria interviene per il socio il legale rappresentante o altra persona all’uopo delegata dall’organo statutariamente competente, fermo quanto disposto dal successivo art. 19.

Art. 16 -- Assemblea straordinaria
1. L’Assemblea straordinaria è competente a deliberare sulle seguenti materie:
a. modificazioni dello Statuto;
b. cambiamento dell’oggetto sociale;
c. proroga della durata della Cooperativa;
d. trasformazione o fusione della Cooperativa;
e. trasferimento della sede sociale;
f. approvazione e/o modificazione dei regolamenti interni;
g. altre questioni non attribuite alla competenza dell’Assemblea ordinaria.
2. L’Assemblea, a norma di legge, è straordinaria quando delibera sugli oggetti di cui all’art. 2365 c.c. .
3. All’Assemblea straordinaria interviene per il socio il legale rappresentante o altra persona all’uopo delegata dall’organo statutariamente competente, fermo quanto disposto dal successivo art. 19.

Art. 17 -- Convocazione assemblea sociale
1. Il Consiglio di Amministrazione potrà convocare l’Assemblea tutte le volte che lo riterrà utile alla gestione sociale.
2. Quando ne fosse fatta richiesta da almeno 1/5 dei soci oppure dal Collegio Sindacale, il Consiglio di Amministrazione sarà tenuto a convocare senza ritardi l’Assemblea. Se il Consiglio non provvedesse entro un mese dalla richiesta, in via sostitutiva, dovrà provvedere il Collegio Sindacale.
3. La convocazione dell’Assemblea tanto ordinaria che straordinaria potrà essere fatta a mezzo di lettera raccomandata o di fax o di telegramma.
4. Nell’avviso di convocazione, da spedirsi almeno dieci giorni prima dell’adunanza dovranno essere indicati:
a. luogo, data e ora della prima convocazione;
b. ordine del giorno redatto in modo analitico.
Nell’avviso di convocazione potranno essere indicati anche il luogo, la data e l’ora dell’eventuale seconda convocazione che non potrà essere prevista nello stesso giorno fissato per la prima convocazione. L’Assemblea, sia essa ordinaria che straordinaria, si terrà normalmente presso la sede sociale o, comunque, in qualsiasi altro luogo sito in territorio italiano all’uopo deputato, purchè debitamente segnalato nell’avviso di convocazione.

Art. 18 -- Assemblea e “quorum” deliberativo
1. L’Assemblea, tanto ordinaria che straordinaria, è valida qualunque sia l’oggetto da trattare:
a. in prima convocazione, quando sia presente o rappresentata almeno la maggioranza del voto di tutti i soci;
b. in seconda convocazione qualunque sia il numero dei voti dei soci presenti o rappresentati all’Assemblea.
2. Le deliberazioni sono adottate a maggioranza assoluta dei voti dei soci presenti o rappresentati alle adunanze.
3. Quando si tratta di deliberare sullo scioglimento anticipato, sulle modificazioni dello statuto, sul cambiamento dell’oggetto sociale, sulla proroga della durata, sulla trasformazione e sulla fusione oppure sul trasferimento della sede sociale, tanto in prima che in seconda convocazione, le deliberazioni devono essere prese col voto favorevole di almeno 3/5 dei voti di tutti i soci.
4. Nei casi di cui al precedente comma, i dissenzienti o gli assenti hanno diritto di recedere. La dichiarazione di recesso deve essere comunicata con raccomandata non oltre quindici giorni dalla data della pubblicazione della deliberazione.

Art. 19 -- Diritto di voto
1. Nelle Assemblee hanno diritto di voto i soggetti che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno tre mesi e che non siano in mora nei versamenti delle quote sottoscritte.
2. Alle Assemblee, per il socio esercita il diritto di voto il legale rappresentante o altra persona all’uopo delegata dall’organo amministrativo competente, ferma la possibilità di delega di cui al successivo comma 5.
3. Ciascun socio ha diritto ad un solo voto, qualunque sia l’ammontare della quota sottoscritta.
4. Le modalità delle votazioni saranno stabilite dall’Assemblea.
Sono escluse le votazioni a scrutinio segreto tranne che per le elezioni delle cariche sociali che saranno effettuate con il sistema del voto segreto e risulteranno eletti coloro che avranno ottenuto il maggior numero di voti.
5. I soci, che per qualsiasi motivo non possono intervenire personalmente all’Assemblea, hanno la facoltà di farsi rappresentare soltanto da altri soci mediante delega scritta.
Ciascun socio può rappresentare al massimo cinque soci.

Art. 20 -- Presidenza dell’Assemblea
1. L’Assemblea, tanto in sede ordinaria che straordinaria, è presieduta dal Presidente del Consiglio di Amministrazione, e in sua assenza dal Vice Presidente.
2. La nomina del Segretario dell’Assemblea, che può essere un non socio, è fatta dal Presidente dell’Assemblea, salvo che questa non deliberi diversamente.
3. Le deliberazioni devono risultare da verbale firmato dal Presidente dell’Assemblea e dal Segretario, trascritto sul libro dei verbali delle Assemblee.

Titolo V
Consiglio di Amministrazione


Art. 21 -- Consiglio di Amministrazione
1. Il Consiglio di Amministrazione è composto di un numero di membri – variabile da tre a nove- eletti dall’assemblea, la quale ne determina, per ogni mandato amministrativo, l’esatto numero.
2. Il mandatario della Diocesi di Piacenza-Bobbio (socio di diritto) è di diritto membro del Consiglio di Amministrazione e Presidente del Consiglio stesso. Egli è ricompreso nel numero dei consiglieri stabilito dall’assemblea.
3. Il Consiglio di Amministrazione elegge nel suo seno il vice-presidente.
4. I Consiglieri durano in carica da uno a tre anni, secondo quanto deliberato dall’assemblea al momento della nomina, sono sempre rieleggibili e sono dispensati dal prestare cauzione.
5. I Consiglieri non hanno diritto a retribuzione, salvo che non lo deliberi l’Assemblea, la quale può anche stabilire che vengano loro concessi gettoni di presenza.
6. Alle adunanze del C.d.A. possono partecipare, in funzione meramente consultiva, i direttori degli Uffici Pastorali Diocesani eventualmente interessati agli argomenti trattati.

Art. 22 -- Convocazione del Consiglio di Amministrazione
1. Il Consiglio di Amministrazione è convocato dal Presidente o da chi lo sostituisce, tutte le volte che lo riterrà utile, oppure quando ne sia fatta domanda da almeno la metà dei Consiglieri.
2. La convocazione è fatta a mezzo di lettera raccomandata da spedirsi non meno di cinque giorni prima della riunione e, nei casi urgenti, a mezzo telegramma o fax, in modo che i Consiglieri e i Sindaci effettivi ne siano informati almeno un giorno prima della riunione.
3. Le riunioni sono valide, quando intervenga la maggioranza dei Consiglieri in carica.
4. Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei voti.
5. Alle riunioni del Consiglio di Amministrazione sono obbligatoriamente chiamati ad assistere i Sindaci effettivi.

Art. 23 -- Poteri del Consiglio di Amministrazione
1. Il Consiglio di Amministrazione è investito dei più ampi poteri per la gestione della Cooperativa.
2. Esso può deliberare, pertanto, su tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione, che comunque rientrino nell’oggetto sociale, fatta eccezione per quelli che, per disposizioni di legge o dell’atto costitutivo, siano riservati all’Assemblea.
3. Il Consiglio di Amministrazione può delegare parte delle proprie attribuzioni a uno o più dei suoi membri oppure ad un comitato esecutivo, il cui numero e le cui attribuzioni sono fissate dallo stesso Consiglio.
4. Il Consiglio può nominare un Direttore Tecnico e un Segretario Generale, anche non soci, stabilendone le mansioni e i compensi.
5. Il Direttore Tecnico e il Segretario Generale partecipano, con voto consultivo, alle sedute consiliari.

Art. 24 -- Presidente del Consiglio di Amministrazione
1. Il Presidente del Consiglio di Amministrazione è di diritto il mandatario della Diocesi di Piacenza-Bobbio e rappresenta legalmente la società di fronte a terzi e in giudizio ed ha l’uso della firma sociale.
2. Il Consiglio di Amministrazione ha la facoltà di conferire ad uno o più amministratori e a procuratori ad negotia e speciali la rappresentanza della società da esercitarsi sia singolarmente che congiuntamente nei limiti dei poteri loro conferiti.
3. Il Presidente ha la facoltà di concedere, sia ai Consiglieri che a terzi, procure speciali per determinati atti o categorie di atti, determinandone poteri o compensi; è autorizzato a riscuotere da pubbliche amministrazioni o da privati, rilasciandone liberatorie quietanze e ad effettuare pagamenti di ogni natura ed a qualsiasi titolo.
4. In caso di assenza o di impedimento del Presidente, le funzioni presidenziali vengono svolte dal Vice Presidente e nell’assenza di questo, da un consigliere designato dal consiglio.

Titolo VI
Collegio dei Sindaci


Art. 25 -- Collegio dei sindaci
1. Il Collegio sindacale si compone di tre membri effettivi, tra cui il Presidente del Collegio, e di un membro supplente, tutti eletti dall’Assemblea, anche tra non soci.
2. I Sindaci durano in carica tre anni e sono sempre rieleggibili.
3. I Sindaci non hanno diritto a retribuzione, salvo che non lo deliberi l’Assemblea, la quale può anche stabilire che vengano loro concessi gettoni di presenza.


Art. 26 -- Competenze del collegio sindacale
1. Il Collegio sindacale deve controllare l’amministrazione della società, vigilare sull’osservanza della legge e dello Statuto ed accertare la regolare tenuta della contabilità sociale, la corrispondenza del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite alle risultanze dei libri e delle strutture contabili.
2. Il Collegio sindacale deve altresì:
a. accertare che le valutazioni del patrimonio sociale vengano fatte con l’osservanza delle norme legislative;
b. accertare che ogni tre mesi la consistenza della cassa e l’esistenza del valore e dei titoli di proprietà della Cooperativa o ricevuti da essa in pegno, cauzione o custodia;
c. verbalizzare gli accertamenti fatti anche individualmente;
d. intervenire alle adunanze dell’Assemblea e del Consiglio di Amministrazione;
e. convocare l’Assemblea qualora non vi provvedano gli amministratori;
f. riferire specificamente nella propria relazione all’Assemblea che approva il bilancio, se gli amministratori hanno osservato i caratteri cooperativi della Cooperativa e se hanno operato al conseguimento dei suoi scopi.
3. Il Collegio sindacale può richiedere agli amministratori notizie sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari.
4. I Sindaci, infine, hanno tutti gli altri doveri e compiti stabiliti dalla legge.
5. Il Collegio sindacale riunirsi almeno ogni trimestre.

Art. 27 -- Clausola compromissoria
Ogni controversia tra società e soci e tra soci dovrà essere devoluta all’arbitrato rituale di diritto, con l’applicazione degli art. 806 e ss. c.p.c.

Titolo VII
Disposizioni generali finali


Art. 28 -- Regolamenti interni
1. Il funzionamento tecnico e amministrativo della società potrà essere disciplinato da un regolamento interno da compilarsi dal Consiglio di Amministrazione e da approvarsi dall’Assemblea straordinaria.
2. Nel regolamento interno di cui al precedente comma 1 potranno essere stabiliti anche i poteri del Direttore Tecnico, del Segretario generale e del Comitato Esecutivo, l’ordinamento e le mansioni dei Comitati tecnici se venissero costituiti, nonché le mansioni e il trattamento economico dei dipendenti della Cooperativa.
3. Il Consiglio di Amministrazione può proporre regolamenti interni anche per disciplinare altre materie di interesse sociale.

Art. 29 -- Scioglimento della società
In qualunque caso di scioglimento della Cooperativa, l’Assemblea con la maggioranza stabilita dall’art. 18 comma 3, nominerà uno o più liquidatori preferibilmente tra i soci, stabilendone i poteri. Il patrimonio sociale netto risultante dal bilancio di liquidazione, previo rimborso ai soci del capitale versato eventualmente rivalutato, dei sovrapprezzi eventualmente versati e dei dividendi eventualmente maturati, deve essere destinato ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui all’art. 11 della legge n. 59 del 31.1.92 e successive modificazioni ed integrazioni.

Art. 30 -- Disposizione finale
Le clausole mutualistiche del presente atto sono inderogabili e debbono essere di fatto osservate. Per quanto non è regolato dall’atto costitutivo, di cui il presente statuto fa parte integrante, valgono le disposizioni legislative sulle società cooperative a responsabilità limitata rette coi principi della mutualità agli effetti tributari.

 
  Inizio Pagina