Ufficio di Pastorale Scolastica - Diocesi di Piacenza Bobbio
 
Ipotesi di programmazione per l’anno 1999-2000
 
 

Premessa

Sembra doveroso precisare, preliminarmente, che un ufficio diocesano non è né un’associazione né un movimento. Non rientra fra i suoi compiti istituzionali aggregare, riunire, costituire gruppi, ma coordinare, sostenere, promuovere.

Il mandato del Vescovo

Nella lettera di nomina, in data 8 giugno 1999, il Vescovo indica i seguenti compiti:

  1. "sostenere i fedeli laici che vivono dall’interno la realtà della scuola perché la animino con lo spirito evangelico nella molteplicità dei fattori che la costituiscono";

  2. "promozione di una pastorale dell’educazione e della scuola"

  3. "un’attenzione particolare va riservata alla scuola cattolica, perché sia sostenuta e promossa nel pieno riconoscimento della sua identità e del servizio pubblico che essa svolge";

  4. "tenere i contatti con le autorità civili, con gli enti locali, con le amministrazioni scolastiche nello spirito della collaborazione e del servizio".

Il sostegno ai fedeli laici

Per quanto riguarda il primo compito ("sostenere i fedeli laici che vivono dall’interno la realtà della scuola perché la animino con lo spirito evangelico nella molteplicità dei fattori che la costituiscono") sembra evidente che debbano innanzitutto essere valorizzati e potenziati i gruppi e le associazioni ecclesiali che operano nel campo scolastico istituzionalmente o per tradizione acquisita e consolidata. A Piacenza si dovrà quindi prestare attenzione all’attività di

  • AIMC e UCIIM per i docenti;

  • Azione Cattolica e Comunione e Liberazione per i docenti e per gli studenti;

  • A. Ge. e A. Ge. S. C. per i genitori.

Un’attenzione particolare si dovrà prestare a tutti i nuovi organismi che, a diversi livelli, si vanno costituendo: si pensi, ad esempio, all’attività della Consulta degli Studenti per la scuola superiore di secondo grado, agli organismi di partecipazione nell’Università, ecc.

Non si può dimenticare che nel 1999-2000 la missione popolare diocesana si apre agli ambienti e alle categorie. Negli "Appunti per il secondo anno –1999/2000" si afferma che "l’impegno primario dovrebbe spettare ai cristiani che operano e lavorano in questi ambienti. […] Nell’assemblea del Consiglio Pastorale Diocesano del 13 febbraio 1999 un gruppo sottolineava che la pastorale d’ambiente ha perso in tanti anni identità e consistenza e deve diventare terreno di ricerca e sperimentazione per tutta la comunità cristiana".

Su questo tema andrà ripreso anche il lavoro del sinodo diocesano (nn. 589, 625-629).

La pastorale dell’educazione e della scuola

Per quanto riguarda il secondo compito ("promozione di una pastorale dell’educazione e della scuola") si dovrà prestare particolare attenzione al "profondo processo di rinnovamento in atto" richiamato dalla lettera del Vescovo.

I punti salienti di questo rinnovamento possono essere così riassunti:

  • il processo di acquisizione dell’autonomia, che sta trasformando radicalmente il modo di intendere la scuola, gli strumenti della partecipazione, i tempi e gli spazi di presenza di docenti e studenti. Per questi ultimi, in particolare, il tempo-scuola può diventare totalizzante in quanto sempre più si vanno estendendo, accanto ai tempi dell’attività didattica, i tempi delle attività integrative e complementari che, pur con diversa importanza, assorbono in modo rilevante il tempo di vita dei ragazzi e delle ragazze;

  • il passaggio di competenze sempre più significative dall’ambito scolastico all’ambito politico in senso ampio. Gli enti locali diventano referenti significativi e determinanti acquisendo competenze sempre più estese a scapito delle istituzioni che tradizionalmente le gestivano (ad esempio, i Provveditorati agli Studi). Ciò richiede una capacità decisa di rivendicare l’autonomia del sistema pedagogico rispetto al sistema politico;

  • il mutamento antropologico per cui si tende a vedere la scuola più come luogo "dei significati" che come luogo "delle informazioni". La realtà che osserviamo oggi nella scuola è quella di una crisi che mette in discussione la categoria disciplinare per accentuare la categoria delle attività e dei progetti;

  • l’estendersi nel tempo e nello spazio dell’ambito educativo ed educazionale. Le agenzie formative si moltiplicano mentre l’attività di formazione tende ad occupare spazi sempre più consistenti anche nella vita degli adulti;

  • l’ampliarsi dei canali formativi ed il costituirsi di un "sistema formativo integrato" del quale la scuola è solo un elemento.

Ciò comporta la necessità di pensare l’educazione e la formazione in termini completamente nuovi e di creare ogni sinergia possibile per garantire la trasversalità degli interventi. Potrebbe a questo proposito essere utile organizzare, entro il 1999, un seminario programmatico su "Scuola, famiglia, comunità cristiana per l’unità della persona".

Nel nostro ambito diventa assolutamente indispensabile uno stretto raccordo tra gli uffici lavoro – cultura – scuola – giovani, fino alla costituzione, eventualmente, di un "super-ufficio" che si occupi del sistema formativo.

La scuola cattolica a Piacenza

Per quanto riguarda il terzo compito ("un’attenzione particolare va riservata alla scuola cattolica, perché sia sostenuta e promossa nel pieno riconoscimento della sua identità e del servizio pubblico che essa svolge"), si possono fare le seguenti osservazioni.

Nella provincia di Piacenza sono attivi quattro percorsi di scuola secondaria superiore:

  • un ginnasio-liceo classico (S. Vincenzo)

  • un liceo scientifico (S. Vincenzo)

  • un liceo linguistico (Orsoline)

  • un … (S. Benedetto)

I percorsi di scuola media sono due:

  • S. Eufemia

  • Orsoline

I percorsi di scuola elementare sono tre:

  • S. Eufemia

  • Orsoline

  • Casa del Fanciullo

I percorsi di scuola materna non statali sono 38 in tutta la provincia. Dovrà comunque essere ripensata la collaborazione con la FISM.

E’ difficile pensare che anche uno solo dei percorsi sopra elencati possa – negli anni prossimi – essere esente da riorganizzazioni. Le riforme in atto (in particolare quella relativa al riordino dei cicli scolastici, ma anche l’autonomia, l’innalzamento dell’obbligo…) costringeranno a revisioni alle quali è bene prepararsi per tempo.

La proposta complessiva della scuola cattolica presente nella diocesi di Piacenza-Bobbio ha, inoltre, alcune significative mancanze:

  • scarsissima presenza nell’ambito della formazione professionale;

  • scomparsa dei percorsi a specifico indirizzo socio-psico-pedagogico;

  • assenza di percorsi esplicitamente rivolti a chi più è a rischio di dispersione scolastica;

  • scarso collegamento tra i percorsi di scuola media inferiore e quelli di scuola superiore;

  • difficoltà di passaggio/intreccio tra i percorsi di scuola superiore: ognuno è pensato e strutturato a prescindere dalla compresenza degli altri.

Tenendo presenti i progetti in discussione circa il riordino dei cicli scolastici, si potrebbe esplorare l’ipotesi di un "polo scolastico e formativo" a Piacenza con una riorganizzazione dei percorsi di scuola secondaria che preveda:

  • un biennio sperimentale

    • che favorisca il riorientamento interno in caso di verificato errore nella scelta del percorso scolastico;

    • che soddisfi in maniera sensata e completa l’obbligo scolastico per quegli studenti che decidessero eventualmente di fermarsi;

    • che non preveda un’unificazione di sede (potrebbero rimanere classi diverse in istituti diversi) bensì un programma comune, l’interscambio di docenti, la condivisione di strutture e opportunità, ecc.;

  • diversi trienni specializzati

    • che continuino, innovandole, le tradizioni esistenti;

    • che abbiano una loro collocazione specifica quanto a sede e tradizione di riferimento.

Ci si potrebbe, in particolare, posizionare in due delle aree previste dal riordino dei cicli: nell’area umanistica (indirizzo classico, indirizzo linguistico e indirizzo sociale da recuperare) e nell’area scientifica (indirizzo scientifico). Tali indirizzi, abbastanza omogenei , potrebbero essere gestititi in modo redditizio con un numero ridotto di insegnanti (e per questo ben gratificati) e con una unica dirigenza, in un continuo interscambio di alunni ed esperienze.

Tenendo presenti le prospettive avviate circa l’innalzamento dell’obbligo si potrebbe esplorare l’ipotesi di un percorso specifico per:

  • coloro che, terminata la scuola media, non hanno intenzione di procedere molto oltre e che tuttavia devono terminare il percorso dell’obbligo;

  • coloro che hanno incontrato difficoltà nel percorso scolastico iniziato e sono a forte rischio di abbandono.

Tenendo saldo il riferimento originario delle nostre scuole, si potrebbe esplorare l’ipotesi di una maggiore attenzione alla formazione professionale e – anche – a soggetti che più hanno bisogno di appoggio nell’inserimento scolastico, sociale, lavorativo. Ecco alcune possibilità da valutare, alla luce anche dell’obbligo che ha lo Stato di fornire opportunità formative fino ai 18 anni:

  • corsi mirati finalizzati all’inserimento sociale di persone di altre culture (ad esempio di lingua italiana)

  • percorsi, per una formazione professionale di primo livello, che abilitino all’esercizio di lavori richiesti dal mercato attuale;

  • attenzione alla educazione degli adulti, i cui percorsi formativi potrebbero diventare percorsi interni ai nostri istituti;

  • attenzione alle possibilità offerte dall’IFTS (Istruzione Formazione Tecnica Superiore) con corsi di perfezionamento orientato all’inserimento nel mondo del lavoro o per un riorientamento universitario;

  • attenzione alla formazione professionale con creazione di sinergie, ad esempio, con l’ENAIP, l’MCL e con il Don Orione. Questi Enti potrebbero operare anche in rapporto con le altre scuole cattoliche nella prospettiva di un sistema formativo integrato.

Le scuole cattoliche presenti in diocesi potrebbero anche cominciare un percorso di riflessione sulla qualità del servizio prestato, in linea con quanto già stanno facendo alcune scuole aderenti alla FIDAE in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Un’ultima osservazione sulle scuole cattoliche: una eventuale revisione dello statuto dell’Ente di Assistenza delle Orsoline consentirebbe di erogare benefici a favore degli allievi delle scuole cattoliche. Questa struttura, opportunamente riorganizzata, potrebbe diventare l’interlocutore degli enti pubblici e per le politiche finanziarie finalizzate al diritto allo studio.

 
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