Ufficio di Pastorale Scolastica - Diocesi di Piacenza Bobbio
 

CROCIFISSO IN CLASSE? SÌ, GRAZIE

di Giovanni Marchioni

 
 

II recente e non sempre equilibrato dibattito sull'opportunità di esporre il crocifisso richiede qualche precisazione.
Dal punto di vista giuridico la questione è chiara. Il 20 gennaio 1988 l'allora Ministero della Pubblica Istruzione investiva della questione il Consiglio di Stato che, nel suo pronunciamento del 27 aprile 1988, il n. 63, confermava la validità del Regio Decreto 30.4.24 n. 965 e del Regio Decreto 26.4.28 n. 1297 concernenti appunto l'esposizione dell'immagine del Crocifisso nelle scuole.


Per i cristiani è lo stesso Papa che si esprime "osando ricordare" il valore e la presenza visibile della croce di Cristo. Per il credente quel legno rivela non tanto un urlo finale di dolore, ma l'intenzione di Dio di donare all'uomo la redenzione. La convinzione di fede è che la salvezza viene per mezzo di un avvenimento, la croce, che non è un'insignificante peripezia nello svolgersi della storia. Il problema invece si pone quando si pensa alle persone di altre fedi religiose che sempre più spesso entrano nelle aule italiane.
Che valore può avere per loro il Crocifisso? Io penso che possa testimoniare valori universali, quei valori su cui è costruita la nostra civiltà. Lo dice molto bene Natalia Ginsburg, scrittrice ebrea: "Per i cattolici Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l'immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo.
Chi è ateo cancella l'idea di Dio, ma conserva l'idea del prossimo. Si dirà che molti sono stati traditi, venduti e martoriati per la loro fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c'è l'immagine.
E' vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti (...) perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli, tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva mai detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini. (E questo) ... è bene che i bambini lo sappiano, fin dai banchi di scuola".

Esporre il crocifisso significa dunque richiamare le radici della nostra cultura, della nostra storia, radici che sono cristiane, come hanno affermato a più riprese sia il Presidente della Repubblica (confrontare il discorso all'Europa del 22 febbraio 2002), sia i presidenti delle Camere. Del resto nel citato parere del Consiglio di Stato così si legge: "il Crocifisso o, più comunemente, la Croce, a parte il significato per i credenti, rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendente da specifica confessione religiosa".


Queste radici danno vita e volto ad un umanesimo che esalta i valori universali della giustizia, dell'uguaglianza, della difesa del debole, del rispetto di tutti. Sono questi i valori che il Cristo ricorda in ogni scuola e proprio in nome di questi valori lo si vuole eliminare?

[il nuovo giornale- 27.09.2002]

 
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