Ufficio di Pastorale Scolastica - Diocesi di Piacenza Bobbio
 
Diocesi Piacenza-Bobbio
Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza
Facoltà di scienze della Formazione, Cattedra di Didattica Generale
Incontro pubblico sul tema
“La Scuola Cattolica a Piacenza, Aspetti istituzionali e curricolari”
Università Cattolica del sacro Cuore
21 settembre 2001
 
 

Omissis -
Mons. Antonio Lanfranchi,
Vicario generale

Vi saluto cordialmente e vi ringrazio della vostra presenza, che vuole dire attenzione a questo tema importante per la vitalità della nostra Diocesi.
Articolo il mio intervento in due premesse, in tre linee ispiratrici e in alcune aspettative.

Le premesse
La pastorale della Scuola
Richiamo innanzitutto l’ottica del mio intervento: si tratta di una comunicazione e non di una relazione, quindi di un intervento racchiuso dentro ad un tempo assai ristretto, questo mi porta ad essere essenziale e a offrire spunti di riflessione più che a un discorso organico. Una “comunicazione” di carattere pastorale, cioè l’ottica con cui mi accosto al problema della Scuola Cattolica a Piacenza è pastorale.
Noi sappiamo che la “pastorale” è l’azione multiforme della Chiesa per far giungere il lieto messaggio della salvezza all’uomo concreto e situato, raggiungendolo nella sua condizione umana normale.
Allora la pastorale della Chiesa, per essere attenta a questo uomo concreto e situato, è chiamata a percorrere la strada della parrocchia ma anche la strada degli ambienti. Cioè la pastorale sarebbe “monca” se si limitasse alla pastorale parrocchiale, se trascurasse l’ambiente. L’ambiente non è solo un contorno ma è un artefice attivo di cultura. L’uomo nell’ambiente è costruito ed è costruttore, fa cultura ed è fatto dalla cultura dell’ambiente. L’ambiente è luogo di vita, cioè la vita si sviluppa per molto tempo (per molti anni) dentro condizioni fortemente caratterizzati in questo determinato mondo; pensiamo all’ambiente del lavoro e in questo caso all’ambiente scuola; una persona ci trascorre molto tempo, molti anni della propria vita, e questo non è indifferente per la sua formazione.
La Chiesa è chiamata a fare risuonare il messaggio di salvezza di Gesù Cristo dentro i modi di pensare, di vivere, di rapportarsi e di costruirsi tipici di un determinato ambiente. La Scuola è un ambiente.
La Scuola in genere e in essa la Scuola Cattolica entra costitutivamente nella definizione di pastorale.

Mi ha colpito il n. 47 della “Carta degli impegni programmatici della Scuola Cattolica”, seguita all’Assemblea nazionale del ’99, in cui si dice: “Il riconoscimento della Scuola Cattolica, come soggetto ecclesiale nel vissuto dei pastori delle comunità cristiane, richiede anzitutto che essa, nel rispetto della sua natura di scuola, sia considerata parte integrante della pastorale organica della Chiesa e quindi sia aiutata ad essere testimonianza e segno del dono educativo che la comunità cristiana offre a tutta la società italiana. Occorre approfondire e perseguire con concretezza dei percorsi che favoriscono una comune condivisa progettualità tra Scuole cattoliche e Chiese locali in direzione pastorale, di consapevolezza dell’identità ecclesiale delle scuole e di aiuto alle scuole in difficoltà”.
“Parte integrante” per me impegna su due versanti:
- della Scuola Cattolica che non può estraniarsi né chiudersi in se stessa;
- della Pastorale, che non svolge pienamente il suo compito se non include come soggetto e come oggetto la Scuola Cattolica.
Lo specifico dell’essere “cattolico” nella pastorale
Allora, la domanda è questa: come considerare la Scuola Cattolica in quest’ottica della pastorale?
Per un discorso pastorale efficace non sarebbe irrilevante conoscere il coinvolgimento nello specifico, cioè nell’essere “cattolica”, di tutte le componenti; che cosa ne pensano ad esempio gli studenti allievi, i genitori, i dirigenti gestori, i docenti formatori?
Penso sia utile conoscere i pareri di queste componenti delle Scuole Cattoliche a Piacenza. Non c’è stata la possibilità di farlo, mi auguro che sia fatto in seguito, ma credo probabilmente che se l’avessimo fatto i risultati non sarebbero diversi da quelli emersi dai rapporti nazionali. Non percorro questa strada anche se per una pastorale efficace è importante tenerla presente.

Credo di non sbagliare nell’affermare che lo “specifico cattolico” per molti all’interno della Scuola Cattolica, ma anche non, a Piacenza non viene messo tra parentesi, ma spesso è a un livello di epidermide emotiva, non è colto e sviluppato in profondità. Si sottolinea l’essere cattolico, ma concretamente che cosa vuole dire? Significa semplice opportunità formativa che aumenta la possibilità di avere risultati positivi con tanti utenti? Dalla Scuola Cattolica fondamentalmente si aspettano dei risultati positivi, in virtù di un insegnamento attento alla persona; quindi semplice opportunità formativa? Possibilità di una formazione etico-religiosa più accurata? Accoglienza e attenzione alle esigenze individuali? Capacità di essere comunità educante, quindi di coinvolgere in un progetto tutte le componenti? Che cosa vuole dire lo “specifico cattolico”?
Le linee ispiratrici
Nel tentativo di aiutare di andare in profondità mi permetto di suggerire tre linee ispiratici; anche se magari la domanda forse è più pratica, è in ordine alle difficoltà in cui si dibattono le Scuole cattoliche; ma lascio ad altri questo compito di approfondire il discorso.
1. La pastorale di ambiente accomuna Scuola Cattolica e Scuola Statale
La prima linea ispiratrice riguarda proprio la Pastorale di ambiente, cioè l’attenzione alla Scuola Cattolica è all’interso di una tensione alla scuola in quanto tale, in quanto ambiente.
I vescovi italiani negli Orientamenti pastorali “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, l’ultimo Documento che dovrebbe ispirare l’azione della Chiesa nei prossimi dieci anni, danno molto rilievo alla pastorale d’ambiente. Al n. 61 affermano:
“In rapporto a quanto si è detto e perché a tutti coloro che l’attendono sia donata la parola del Vangelo, è importante la presenza significativa dei fedeli laici negli ambienti di vita. (...) Sentiamo così di condividere la speranza con i tanti giovani che sono in ricerca di un lavoro, o con tutti quei lavoratori che faticano a trovare punti di riferimento nella complessità e precarietà del mondo del lavoro. La stessa attenzione e partecipazione riteniamo che i laici cristiani devono poter offrire alla scuola e all’università, interessate da processi di trasformazione in cui occorre ribadire le ragioni dell’educazione della persona nella sua globalità e nella reale libertà”.
Quindi il primo principio ispiratore riguarda la pastorale di ambiente che accomuna la Scuola Statale e la Scuola Cattolica. Non mi piace usare il termine “pubblica” a riguardo della Scuola Statale perché anche quella Cattolica è Scuola pubblica, quindi Scuola Statale e Scuola Cattolica.
Il cristiano è chiamato a portare il fermento evangelico nella scuola in quanto tale, nell’esercizio specifico delle sue competenze, nel rispetto della natura e della finalità della scuola. Fare un discorso di testimonianza cristiana solo per la Scuola Cattolica sarebbe fuorviante e limitante per la missione della Chiesa e del cristiano. Se questo principio tiene la Scuola Cattolica va sostenuta e promossa non per uno spirito di contrapposizione o per motivi di supplenza a carenze delle strutture statali, che potrebbero anche essere vere, ma potrebbero non essere vere. Ma oltre che per un concetto di educazione di scuola e di libertà di educazione, aspetti tutti importantissimi che accomunano la Scuola Cattolica ad altre scuole non statali , va sostenuta e promossa per motivazioni di carattere più ecclesiale.
2. La specificità della Scuola Cattolica è ispirata all’umanesimo cristiano
Qui vengo al secondo principio ispiratore. La Scuola Cattolica, quando è fedele alla sua specificità, è espressione visibile, è segno della vivacità della vita di fede di una comunità cristiana.
Quando una comunità cristiana fa un cammino di fede serio (questo è stato uno dei principi che hanno ispirato la mia azione tra i giovani), questo sfocia nella testimonianza nei vari ambienti, ma anche nella creazione di nuovi simboli; quando un cammino di fede è serio sfocia nella creazione di nuovi simboli. Per “nuovi simboli” intendo dire: nuove modalità del vivere civile, sociale e ecclesiale, che ne diventano appunto segni concreti visibili e influenzano positivamente sulle strutture statali. Anche in una società dove si provvedesse a tutte le necessità fondamentali da parte delle strutture statali ci sarebbe sempre bisogno di queste “opere segno” per i valori a cui richiama.
Per questo motivo il problema della Scuola Cattolica investe tutta la comunità cristiana e non semplicemente i diretti fruitori. È la comunità cristiana – alla quale sta a cuore la testimonianza del Vangelo – il mostrare i fermenti a cui il Vangelo porta, non solo attraverso l’animazione delle strutture statali o altre strutture pubbliche, ma anche attraverso la creazione di strutture proprie che però devono mantenenti nella linea del “segno”.
La specificità della Scuola Cattolica, dell’essere cattolica da parte della scuola, non sta in un di più esterno alle finalità e alle caratteristiche che la Chiesa attribuisce alla scuola. La scuola non è cattolica perché oltre all’insegnamento si fanno le preghiere; anche questo ci sta molto bene. Ma a fondamento della Scuola Cattolica sta l’intuizione che la formazione dell’uomo e il risveglio del cristiano alla fede formano una unità, ciò che eleva l’uno eleva l’altro; a fondamento sta in una parola, l’“umanesimo cristiano”. Il tratto specifico di fondo non è rilevabile in attività aggiuntive particolari; piuttosto la sua specificità eccedente sta innanzitutto nel criterio ispirativo unificante del suo progetto educativo che si fonda su Gesù Cristo e sul riferimento esplicito alla visione cristiana della vita.

Nel Documento del 1977, La Scuola Cattolica, al n. 34 leggiamo: “Nel progetto educativo della Scuola Cattolica, il Cristo è il fondamento. Egli rivela e promuove il senso nuovo dell’esistenza e la trasforma abilitando l’uomo a vivere in maniera divina, cioè a pensare a volere e agire secondo il Vangelo, facendo delle “beatitudini” la norma della vita. È proprio nel riferimento esplicito e condiviso da tutti i membri della comunità scolastica, sia pure in grado diverso alla visione cristiana, che la Scuola è Cattolica, poiché i principi evangelici diventano in essa norme educative, motivazioni interiori e insieme mete finali”.

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Quindi al primo principio ispiratore accomuna Scuola Cattolica e Scuola Statale, ed è la pastorale d’ambiente, in questo caso dell’ambiente della scuola.

Il secondo principio ispiratore è sulla specificità della Scuola Cattolica che è, in questo progetto di uomo, non solo integrale ma ispirato alla visione cristiana.
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3. Considerare Scuola Statale e Scuola Cattolica in termini di reciprocità
C’è un terzo principio ispiratore, che personalmente mi sta molto a cuore: considerare Scuola Statale e Scuola Cattolica in termini di reciprocità. Una Scuola Cattolica consapevole e fedele alla sua natura può portare un contributo originale a tutto il sistema scolastico italiano, così come la Scuola Statale può portare il suo contributo specifico. Entrambe sono scuole pubbliche, quindi vanno colte in un contesto di maturità civile, di vera libertà e di vero pluralismo in termini di reciprocità.
L’interrogativo che dovremmo tenere presente è questo: in che modo la Scuola Cattolica può portare il suo contributo alla grande opera dell’educazione, con la sua specificità cristiana nel rispetto della propria natura di scuola?
Sono consapevole che questo principio ci proietta in avanti, rispetto al modo con cui si affronta oggi il rapporto Scuola Statale-Scuola Cattolica. Ma sono convinto che il collocare la Scuola Cattolica in un grande orizzonte è quella che la fa camminare e fonda la stima nella società. Quindi la Scuola Cattolica che funziona non solo fa un grande servizio alla comunità cristiana e alle varie componenti coinvolte, ma a tutto il sistema educativo italiano.

Ecco, sono tre principi a cui potrebbero legarsene facilmente altri che ci stanno a cuore, come lo sviluppo integrale della persona, la comunità educante, la ricerca di senso e di significati; e le possiamo davvero enucleare all’interno dell’uno o dell’altro di questi principi.
Le aspettative
Prima di concludere enumero alcune aspettative che personalmente nutro nei confronti della Scuola Cattolica e che lego proprio a questi suddetti principi ispiratori.
1. Formarsi una mentalità
La prima aspettativa è di formarsi una mentalità, prima ancora o mentre si compiono scelte operative.
2. Promuovere una pastorale d’ambiente
Occorre promuovere con più decisione una pastorale d’ambiente, pensando la missione in rapporto con il territorio. Cioè l’inculturazione della fede e la territorialità non sono aspetti secondari, ma sono legati proprio all’annuncio del Vangelo. Questo ci porta seriamente ad assumere la pastorale d’ambiente, in questo caso la pastorale scolastica. È una pista che offro su cui potremmo discutere.
3. Consorzio delle Scuole Cattoliche
Il tentativo, che abbiamo fatto, del Consorzio delle Scuole Cattoliche. Per dare spessore e vitalità alla Scuola Cattolica, nella specificità del suo essere cattolica, occorre superare l’attuale frammentarietà, pur nel rispetto delle legittime autonomie, per attuare un consorzio, una cooperativa, un lavorare insieme… che permetta anzitutto l’elaborazione di un comune progetto educativo – progetto ispirato al Vangelo, alla visione cristiana della vita –, che dovrà avere momenti attuativi nella scuola ma anche in attività extrascolastiche; penso ad esempio ad attività estive per gli studenti, a degli incontri tra genitori, tra gli insegnanti.
Quindi l’elaborazione di un comune progetto educativo, ma che permetta l’attivazione di servizi in modi sinergici tra i soci, con un risparmio enorme di energie e con un servizio più efficace. Penso di attivare questi servizi in ordine alle leggi, alla gestione pratica delle scuole e allo scambio degli insegnati per un trattamento di miglior favore offrendo a loro la possibilità di un servizio pieno. Il tentativo è partito ma si è presto arenato. Se ci si crede, si riprende portando le correzioni che si ritengono necessarie. Se non ci si crede sono convinto che si perde una grande occasione, offerta e richiesta “dai mutamenti in atto”, per far diventare la Scuola Cattolica soggetto sociale, soggetto culturale e soggetto ecclesiale.
Da parte della Diocesi la nomina di un assistente spirituale nella persona di don Francesco Simonetti qui presente, come era stato richiesto nella bozza dello Statuto, va in questa linea: di offrire un sacerdote che permetta attività coordinate per la formazione soprattutto spirituale dei genitori, degli insegnanti e degli adulti.
Queste sono le principali aspettative che personalmente nutro nei confronti della Scuola Cattolica.

* Documento rilevato dalla registrazione, adattato al linguaggio scritto, non rivisto dall’autore.

 
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