_______________PARABOLE MEDIATICHE_____________

PROLUSIONE
del card. Camillo Ruini

1. - Sono particolarmente lieto di aprire questo Convegno nazionale che registra una partecipazione così numerosa e qualificata. È l’occasione per fare il punto su una prospettiva consolidata, che affonda le sue radici nel Convegno Ecclesiale di Palermo, e nello stesso tempo per dare sostanza, su una delle frontiere più sensibili del presente e del futuro dell’umanità, alla consegna dataci dal Papa di "prendere il largo". Proprio riflettendo sul “Vangelo della carità per una nuova società in Italia”, al Convegno Ecclesiale di Palermo era emerso in tutta evidenza, forse per la prima volta in termini così organici, il nesso tra cultura e comunicazione, che allora definimmo «un areopago di importanza cruciale ai fini dell’inculturazione della fede cristiana» (Con il dono della carità dentro la storia, n. 28). Era il 1995 e l’Italia era nel vivo di quella transizione che ancora oggi rappresenta la possibile definizione sintetica della complessità della situazione sociale e politica e dell’ethos collettivo. Prendemmo allora l’impegno di incoraggiare e sviluppare «una presenza significativa e credibile nei luoghi dove si elabora e si trasmette criticamene la cultura: scuola, università, centri culturali, laboratori artistici, media, editoria». L’elenco è evidentemente solo esemplificativo, ma è da sottolineare come accanto ai luoghi più tradizionali – e bisognosi di rinnovato investimento – comparissero a pieno titolo i media, così da esprimere concretamente il nesso cultura e comunicazione, al centro anche del nostro convegno.
Di più, in questo dinamismo si situa la scelta e il primo sviluppo di un “progetto culturale cristianamente ispirato”, abbozzato proprio al Convegno ecclesiale di Palermo, definito anche come un processo «di ricerca, di risposta, di proposta e di comunicazione» (Progetto culturale orientato in senso cristiano. Una prima proposta di lavoro, n. 2). Avevamo chiara insomma la consapevolezza che di fronte a una ulteriore accelerazione dei processi di cambiamento, che ormai investono la persona in tutte le sue dimensioni, eravamo chiamati a una nuova, corale, opera di discernimento e di impegno. Un impegno che, proprio per essere fedeli alla scelta dell’evangelizzazione, mettesse in primo piano il terreno della cultura così come può essere definito nella “società della comunicazione”. Ci siamo incamminati su questa strada con un atteggiamento di grande apertura al futuro, quello stesso abito spirituale e culturale che ci veniva dal Concilio Vaticano II e che si traduce nel solido radicamento nella dottrina e nella tradizione cristiana e nella coraggiosa disponibilità al dialogo.
L’interesse per il terreno della cultura e della comunicazione emerge in tutta evidenza anche negli Orientamenti Pastorali per questo primo decennio del duemila: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Sono due parole-chiave, da sempre centrali nella vita della Chiesa, oggi da declinare in termini nuovi, anche in ordine allo sviluppo e al destino di quella “civiltà dell’amore”, o “civiltà nuova”, evocata da Giovanni Paolo II alla Giornata mondiale della gioventù di Toronto. Tale civiltà ha come componente essenziale la sua anima cristiana, che è nostra responsabilità testimoniare e sviluppare di fronte a molteplici fattori e ragioni di crisi. Abbiamo insomma accettato la sfida, anche per offrire, come Chiesa e come cattolici, un contributo qualificato al Paese in una fase storica delicata. Di fronte alla ricorrente domanda: come concretizzare il progetto culturale, l’esperienza ci offre ormai la possibilità di delineare itinerari precisi. Li si potrebbe schematizzare intorno ai diversi aspetti in cui si pone oggi la questione antropologica e alla sfida della comunicazione, o, più specificamente, alle modalità per “fare cultura nel nostro tempo, secondo i ritmi, le regole, della comunicazione”.

puoi scaricare il documento originale messo a disposione dal Servizio per il Progetto Culturale ....qui

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