LA FIGURA DELL'OPERATORE

PER LA CULTURA E LA COMUNICAZIONE

Presentazione del sussidio

a cura di DON    CLAUDIO GIULIODORI

I. Un lungo cammino di riflessione

Nell'insegnamento della Chiesa si attribuisce alla comunicazione un ruolo fondamentale sotto tutti gli aspetti della vita ecclesiale, ma quanto affermato nei documenti resta, in larga parte, disatteso. Non ci troviamo di fronte ad un semplice ritardo o ad una distrazione. Ritengo che ci sia qualcosa di più strutturale nella mancata attuazione delle indicazioni pastorali sulla comunicazione offerte dal magistero.

Tra le principali cause va rilevata la sostanziale divaricazione tra pastorale ordinaria e i processi della comunicazione. Rispetto a quanto affermato nel documenti, e cioè che la Chiesa trova nella comunicazione la via alla comunione e la condizione imprescindibile per l'evangelizzazione, registriamo una sostanziale chiusura della comunità cristiana. La vita della chiesa si regge sui pilastri della liturgia, della catechesi e della carità, mentre la comunicazione, quando viene presa in considerazione, è relegata a fattore strumentale, di cui qualcuno si fa carico più per passione personale che per una effettiva considerazione ecclesiale.

Nei principali documenti sulla comunicazione sociale, dalla Inter mirifica ('63), alla Communìo et progressio (71), fino alla Aetatis novae (92), si afferma l'importanza della comunicazione sociale per la vita e la missione della Chiesa, ma non si parla molto di operatori pastorali. Ci si riferisce quasi esclusivamente ai professionisti del settore, ai giornalisti e ai responsabili dei media. E' interessante notare, inoltre, che l'unica attenzione rivolta a delle figure di operatori è riferita alla formazione dei sacerdoti (Cf Orientamenti per la formazione dei futuri sacerdoti circa gli strumenti della comunicazione sociale, 1986). Il documento della Congregazione per l'educazione cattolica rappresenta una delle sintesi più interessanti sulla dimensione pastorale delle comunicazioni sociali e sulla necessità che vi siano operatori motivati e competenti. Quanto affermato per la preparazione dei sacerdoti potrebbe e, secondo me, dovrebbe, essere applicato a tutti gli operatori pastorali. Di fatto neppure gli stessi destinatari si sono sentiti interpellati, se, come è facile verificare, la comunicazione sociale non ha neanche messo piede nei progetti formativi dei seminari, fatta salva, ovviamente, qualche lodevole, ma rara, eccezione.

Alla comunicazione sociale viene riconosciuta una certa cittadinanza nella Chiesa solo in riferimento agli strumenti di cui è dotata una diocesi e in qualche caso come attenzione ai cattolici impegnati, come professionisti, nel settore delle comunicazioni sociali. Manca un progetto pastorale organico in ordine alla comunicazione come auspicano tutti i documenti. Tra le cause che stanno alla radice del mancato sviluppo di una pastorale delle comunicazioni sociali è da inserire l'assenza di operatori che in vario modo e a diversi livelli sappiano promuoverla come elemento non secondario o periferico, ma essenziale e, per molti versi, decisivo nella vita e nella missione di ogni comunità cristiana.

La nostra riflessione sull'operatore della cultura e della comunicazione si pone, almeno per quanto concerne l'ambito della comunicazione, alla radice dei problemi a cui abbiamo accennato. La distanza tra quanto affermato nei documenti e la realtà pastorale rimarrà tale sino a quando non si creerà un tessuto di operatori in grado di tradurre concretamente nella quotidianità pastorale le indicazioni del magistero.

Con questa breve valutazione, certamente incompleta e sommaria, ho inteso rendere esplicito un fatto sino ad ora poco considerato. Come in ogni altro settore pastorale, nessuno sviluppo significativo sarà possibile nel campo della comunicazione sociale, senza la presenza di operatori pienamente inseriti nella pastorale ordinaria della comunità cristiana. Come negli ambiti della catechesi e della carità sono state individuate figure precise che si fanno carico di garantire i necessari servizi così nel campo della comumicazione è necessario dare una svolta, promuovendo figure di operatori che sappiano dare continuità e stabilità a questo settore pastorale. Nel piano pastorale per gli anni '90 si è proposto di creare gruppi caritas in tutte le parrocchie. Perché non è possibile pensare ad una presenza altrettanto capillare organizzata in riferimento agli operatori della cultura e della comunicazione?

Ovviamente questa esigenza di connessione strutturale tra la pastorale ordinaria, il progetto culturale e la comunicazione sociale non comporta nessun ripiegamento della Chiesa in se stessa, né un misconoscimento dell'impegno di tanti laici che da cattolici operano nel mondo dei media. Del resto, innervare la vita della Chiesa con un forte dinamismo comunicativo non può che giovare all'impegno missionario della Chiesa stessa, non può che potenziare la sua missione nel mondo, il suo dialogo con le piazze mediatiche del nostro tempo. La nuova evangelizzazione dipende in larga misura dal modo con cui sarà comunicato il messaggio, dalla credibilità dei professionisti che da credenti operano nel settore, ma anche dalla presenza di operatori qualificati della comunicazione sociale inseriti nella pastorale ordinaria.

Sulla base di queste premesse è maturata l'esigenza di promuovere la figura dell'operatore per la comunicazione. Riflessione che, come vedremo, si è poi intrecciata positivamente con quella avviata dal Servizio nazionale per il progetto culturale, per quanto concerne il versante della cultura. Dopo il Convegno svoltosi a Trevi lo scorso anno, in cui a questo tema fu dedicato un gruppo di studio, abbiamo avviato un lavoro di approfondimento circa l'identità, il profilo e i campi operativi di questa figura. Molti i soggetti coinvolti: dalla Commissione ecclesiale per le comunicazioni sociali al tavolo delle Sinergie, dai responsabili regionali a gruppi di esperti. Sulla base delle suggestioni e dei contributi ricevuti, e incoraggiati dalla sostanziale convergenza di tutte le persone consultate sull'opportunità di dare seguito alla riflessione con passi concreti, è stato realizzato il Seminario di Chianciano, dal 24 al 26 giugno 1999. Gli atti del Convegno sono ora a vostra disposizione, assieme al sussidio in cui si riassumono i caratteri essenziali circa la figura dell'operatore per la cultura e la comunicazione.

2 Comunicazione e cultura: nuovi percorsi per la missione della Chiesa

La denominazione attuale che identifica in termini generali questa figura di operatore fa riferimento ora alla cultura e alla comunicazione. Qualcuno potrebbe restare sorpreso per questo abbinamento non del tutto usuale. Credo però che possa risultare chiaro a tutti come in questa definizione si rifletta quanto emerso nella Chiesa italiana durante e dopo il Convegno ecclesiale di Palermo. Certamente l'ispirazione e l'orizzonte di riferimento vanno ricercati nei 1avori del primo ambito. Le conclusioni e le tesi dei primo ambito, dedicato come sapete a cultura e comunicazione, sono fondamentali per capire l'importanza e il ruolo di questa figura che ora diventa oggetto dei nostri lavori.

Nelle conclusioni sì affermava infatti che "Cultura e comunicazione sociale costituiscono un areopago di importanza cruciale ai fini dell'inculturazione della fede cristiana. L'una e l'altra risultano intrecciate e interagenti, specie nell'età presente, informativa e multimediale... Un'autentica conversione della pastorale si realizza anche attraverso una sintesi dinamica fra Magistero, teologia e catechesi, e attraverso raccordi e percorsi integrati tra la pastorale della cultura e della comunicazione e ogni altra forma e ambito di pastorale ordinaria... I laici, in modo particolare nell'ambito di aggregazioni ecclesiali, sono chiamati ad offrire un contributo specifico e ad esprimere modalità profetiche di riflessione e proposta culturale, occasioni di confronto e dialogo critico con le culture, utilizzazione intelligente dei mezzi di comunicazione".

Il Convegno di Palermo ha inteso inquadrare il binomio cultura e comunicazione nel contesto delle precise esigenze di rinnovamento e di ‘conversione pastorale’ che impegnano tutti i soggetti della vita ecclesiale. Affinché questo innesto vitale possa avvenire, già a Palermo di sottolineava che è necessario promuovere operatori, per molti aspetti con un nuovo profilo, in grado di interpretare, con competenza e creatività, le istanze poste alla missione della Chiesa nella sfera della cultura e della comunicazione.

Nel sussidio abbiamo voluto sottolineare anche la nuova condizione in cui ci troviamo a vivere. La cultura da sempre è fonte di comunicazione, ma oggi la stessa comunicazione è diventata paradigma culturale. Come ricorda Giovanni Paolo II parlando dei mass media, "non basta usarli per diffondere il messaggio cristiano e il Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa nuova cultura creata dalla comunicazione moderna. E’ un problema complesso, poiché questa cultura nasce, prima ancora che dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con nuovi linguaggi, nuove tecniche e nuovi atteggiamenti psicologici".

Ci troviamo di fronte ad una vera rivoluzione che va a modificare i linguaggi, gli stili di vita, i comportamenti, le relazioni interpersonali e i processi sociali. Ci pare di poter affermare che: "la rapidità delle trasformazioni, il modificarsi dei linguaggi e dei costumi, la molteplicità delle agenzie comunicative, la complessità dei fenomeni culturali, la mobilità sociale, sono solo alcuni degli aspetti che esigono un profondo ripensamento delle coordinate che guidano l'azione pastorale delle nostre comunità ecclesiali".

Il cammino intrapreso nel quadro del progetto culturale ha reso tutti più consapevoli di quanto la nostra fede sia determinata dalla verità dell'Incarnazione del Figlio di Dio. E' la presenza del Dio fatto uomo, vivente nella sua Chiesa, che ci spinge ad annunciare il Vangelo a tutti gli uomini e in tutte le situazioni. Annunciando il Vangelo la Chiesa fa cultura nella duplice prospettiva dell'evangelizzazione della cultura e della inculturazione della fede.

Il legame tra cultura e comunicazione, che ha una forte valenza teologica, esige dalla comunità ecclesiale una rinnovata capacità di discernimento e nello stesso tempo dovrà ispirare nuovi percorsi pastorali in grado di porre la Chiesa come luce delle genti e vera via di salvezza per un'umanità disorientata e smarrita. Alle soglie de terzo inillennio siamo chiamati a riprendere con coraggio un ruolo da protagonisti nella vita sociale e culturale del nostro paese superando, paure, sensi di inferiorità e. fughe in forme di religiosità consolatoria.

La convergenza tra la comunicazione e la cultura appartiene ad un progetto di grande respiro..Ci sono a questo proposito due importanti orientamenti, espressione e conseguenza del cammino fatto dalla Chiesa in Italia da Palermo ad oggi. Nella prossima Assemblea Generale dei vescovi Italiani che si terrà nel Maggio del 2000 verranno attivate le nuove Commissioni episcopali. Il Consiglio Permanente ha definito il numero e le competenze delle nuove Commissioni. Per quello che ci riguarda avremo una Commissione Episcopale per la cultura e la comunicazione. Non è un cambiamento di poco conto. Dalla commissione ecclesiale per le comunicaziom sociali si passa ad una Commissione episcopale in cui si affronteranno, in modo unitario, i temi della comunicazione e della cultura. L'ambito della cultura passa dal Commissione episcopale per la scuola e l'università a questa nuova Commissione.

E' un fatto di grande rilevanza perché la nascita di questa nuova Commissione episcopale avrà come effetto quello di far nascere in ogni regione ecclesiastica una corrispettiva Commissione guidata da un Vescovo delegato. E' ovvio che anche nelle diocesi questo nuovo modo di coniugare cultura e comunicazione non potrà passare inosservato. Ci prepariamo ad affrontare una nuova stagione pastorale che avrà, passato il grande Giubileo del 2000, dei nuovi orientamenti e non è escluso che cultura e comunicazione possano diventare temi guida del primo decennio del 2000.

Il secondo fáttore che conferma la bontà di questo percorso deriva dalla constatazione che in molte diocesi, di fatto, l'incaricato per il progetto culturale e il direttore dell’ufficio per le comunicazioni sociali coincidono. Sebbene nessuno abbia mai dato indicazioni in tal senso molti vescovi hanno spontaneamente valutato l'opportunità che tra i due settori vi fosse una forte e concreta unitarietà. Questo faciliterà il nostro lavoro comune, come già avvenuto in occasione del Seminario di Chianciano. In ogni caso occorrerà pensare a forme coordinate di collaborazione tra i due settori.

3. Un operatore con diversi profili

Un orizzonte così vasto, e inevitabilmente complesso, come quello offerto oggi dal binomio "comunicazione e cultura", esige da tutti i membri della comunità cristiana, ma in particolare modo dagli operatori pastorali, attitudini nuove. In questo senso possiamo dire che l'operatore a cui pensiamo è una figura sostanzialmente nuova anche quando ci riferiamo a figure che già esistono e operano in modo spesso ammirevole. In occasione del seminario di Chianciano ci siamo soffermati molto sulla opportunità o meno di definire "nuova" questa figura. Si è scelto infine di far cadere l’espressìone nuova figura di operatore, in quanto si è convenuto che sía suI fronte della comunicazione come su quello della cultura molte persone già operano da tempo, con competenza e dedizione.

Certamente non partiamo da zero ma nello stesso tempo è evidente che ci sono nuovi ambiti e contesti in cui operare e che anche coloro che già si muovono in questi settori devono acquisire attitudini nuove. E' necessario quindi rinnovare il modo di operare di quanti già sono impegnati in questi ambiti e nello stesso tempo promuovere nuove figure di operatori.

Ci siamo interrogati molto sulle caratteristiche e sul profilo di questo operatore. Dal seminario di Chianciano sono emerse delle indicazioni abbastanza precise grazie alle relazioni, e in particolare all'intervento di S.E. Mons. Ennio Antonelli, Segretario Generale della Cei, e ai contributi offerti dai gruppi di lavoro. Tentando di offrire ìn sintesi le principali indicazioni emerse possiamo dire che la figura dell'operatore può avere tre profili distinti.

Un primo profilo nasce dalla presenza nella Chiesa di ministeri, ossia di servizi, strettamente connessi con le strutture pastorali che permettono alla comunità cristiana di esprimersi e di realizzare la sua vocazione alla comunione e alla missione. A fianco del ministero ordinato, e in stretto rapporto con esso, ci sono oggi tanti ministeri di fatto che permettono alla comunità di esprimere tutta la sua ricchezza e vivacità. Tra questi ce ne sono alcuni ormai ben definiti, altri che emergono secondo le esigenze e le circostanze.

Tra questi dovrebbe vare cittadinanza il ministero dell'operatore pastorale della comunicazione e della cultura. Uso il termine "operatore pastorale" perché in questo caso il profilo è strettamente legato alla vita della comunità e alle sue strutture pastorali. Pensiamo quindi ad una figura inserita nel consiglio pastorale, a cui vengono affidati compiti precisi nell'organigramma della comunità. Una figura che opera in base ad un mandato e nel quadro di precise responsabilità definite nel piano pastorale diocesano, zonale o parrocchiale. Ovviamente non sarà una persona che opera a titolo personale e tanto meno da sola Dovrà essere un operatore coadiuvato da una commissione, e avrà il compito di animare o coordinare altri collaboratori impegnati in settori specifici della cultura e della comunicazione. Il profilo ministeriale e la relativa assunzione di responsabilità nella comunità cristiana li qualificano come "operatori pastorali". E' questa una figura ancora del tutto assente, almeno a livello parrocchiale. In alcuni càsi esistono delle commissioni, ma possiamo dire che da questo punto di vista si tratta di aprire strade sostanzialmente nuove.

Un secondo profilo può essere individuato tra coloro che hanno responsabilità o promuovono iniziative che riguardano la cultura e la comunicazione. Animatori di circoli culturali. delle sale della comunità, dei gruppi teatrali, collaboratori dei giornalini e mezzi di informazione. Sono tutti coloro che operano a vario titolo in realtà e iniziative collegate con la vita della comunità ecclesiale, ma non necessariamente promosse da essa. Tutti coloro che sono coinvolti come responsabili o animatori in associazioni, circoli e gruppi che agiscono nella cultura e nella comunicazione rientrano sostanzialmente in questo secondo profilo di operatore per il quale la qualifica "pastorale" appare non del tutto appropriata. Essi operano nella sfera della vita ecclesiale e in accordo con essa, spesso nelle strutture della parrocchia, ma spaziano oltre le attività strettamente pastorali. Di questi operatori ne esistono certamente molti e tanti altri se ne potrebbero trovare. Il problema in questo caso è legato alla necessità di creare forme permanenti di raccordo e di collaborazione, di valorizzare maggiormente quanto viene fatto in una prospettiva di comunità ecclesiale che comunica e fa cultura.

Molte persone operano in questi diversi ambiti e lo fanno spesso con profonde motivazioni di fede e con vivo senso ecclesiale, con competenza e generosità. E' giunto il momento che il loro lavoro sia riconosciuto e adeguatamente sostenuto. Attraverso queste realtà (pensiamo al cinema, al teatro, ai circoli culturali...) la Chiesa entra in dialogo con tante persone spesso lontane e indifferenti, ma sensibili al linguaggio dell'arte, della cultura o interessate ai nuovi media. Ci sono inoltre tanti credenti che restano ai margini della comunità ecclesiale perché non trovano modalità idonee per esprimersi e per dare il loro contributo legato magari a specifiche competenze professionali nel campo della comunicazione e della cultura.

Un terzo profilo è quello che possiamo riscontrare nelle persone, soprattutto nei giovani professionisti impegnati nei media e nei centri di cultura, che operano da cattolici in ambienti spesso del tutto estranei alla fede e ai valori cristiani. La loro testimonianza e il loro impegno sono di grandissima rilevanza per la missione della Chiesa. Anch'essi sono operatori della cultura e della comunicazione anche se il loro agire avviene in ambiti non strettamente collegati con la comunità ecclesiale e sotto la responsabilità personale. Sappiamo che spesso sono queste le persone che riescono a veicolare il messaggio cristiano in contesti altrimenti irraggiungibili. La loro esposizione è alta e spesso si sentono lasciati soli dalla comunità ecclesiale. Anche nei loro confronti va pensata una forma di coordinamento e la possibilità di favorire momenti di confronto e di formazione.

4. Una molteplicità di ambiti operativi

Ma quali sono gli spazi d'azione dell'operatore per la cultura e la comunicazione. Un'azione pastorale di più ampio respiro, coniugata con i paradigmi della comunicazione e della cultura, dovrà partire da quanto già esiste. Sono infatti molti gli ambiti in cui già esistono iniziative ed esperienze ben avviate. Nel sussidio sulla figura dell'operatore si sottolinea che le tante realtà già esistenti "meritano di essere riprese, rilanciate e raccordate in modo più organico". Oltre a sostenere e riqualificare l'esistente, la riflessione sulla figura dell'operatore ha messo in luce la necessità di curare aspetti e settori sino ad ora poco considerati. Tra questi:

a. La sensibilizzazione della comunità sui temi della cultura e della comunicazione. Un primo ambito operativo è costituito dalla promozione della comunicazione all'interno della comunità cristiana, e tra la comunità cristiana e la società civile. Occorre rompere il cerchio di autoreferenzialità che spesso rende il vissuto ecclesiale chiuso e incapace di dialogare. La comunicazione oggi esige di essere curata dal punto di vista del linguaggio, della forma e degli strumenti.

b. Animare servizi specifici nell 'ambito della comunicazione e della cultura. A queste figure di operatori compete in modo specifico promuovere e animare iniziative.che colleghino la comunicazione e la cultura con la pastorale ordinaria. Numerosi sono i campi di azione. Possiamo ricordare l'animazione delle sale della comunità, veri e propri spazi di comunione, dì crescita culturale della comunità ecclesiale e di dialogo con la società civile. Le sale vanno sempre più concepite come spazi polífunzíonali per il cinema, il teatro, la musica, la televisione e attività varie di animazione culturale.

Rientra in questa prospettiva il lavoro di educazione all'uso dei media, di promozione e di organizzazione di incontri e dibattiti, l'animazione di circoli culturali, la segnalazione di eventi e di fatti diocesani, regionali o nazionali da cui la comunità può trarre arricchimento.

c. Favorire la crescita di una comunità veramente 'estroversa'. Porre la comunità cristiana in dialogo con il mondo è tra gli obiettivi più importanti che dovranno essere perseguiti da questi operatori. L'annuncio del Vangelo pone oggi la Chiesa di fronte a situazioni culturalí e sociali inedite, che esigono una rinnovata capacità di dialogo e di confronto critico con il mondo. Nel processo di globalizzazione e di massificazione, che accompagna lo sviluppo della società in questo scorcio di fine secolo, la Chiesa può diventare un fondamentale punto di riferimento essendo per sua natura realtà universale e nello stesso tempo comunità particolare. Sono necessari operatori che sappiano coniugare senza contrapposizioni gli aspetti dell'universalità con il radicamento nel territorio.

d. Aprire e sperimentare nuovi percorsi di evangelizzazione. Nuovi mondi si vanno configurando nella nostra società nel passaggio dal villaggio globale a quello telematico o virtuale. Un numero crescente di persone dialoga e crea forme di comunicazione attraverso i nuovi canali telematici. E’ una realtà ricca di potenzialità che può diventare per la Chiesa una nuova frontiera dell'evangelizzazione. L'impatto dell'informatica con il sapere religioso non è certamente un tema di secondo piano, come non lo è il ruolo degli strumenti multimediali nella comunicazione della fede.

Fenomeni come l'immigrazione, con il conseguente sviluppo di una società multietnica e multireligiosa, pongono alla comunità ecclesiale e a quella civile nuove sfide sul piano della solidarietà e dell'evangelizzazione. E’ necessaria per la comunità ecclesiale una nuova visione culturale incentrata sull'accoglienza e sul dialogo nel pieno rispetto delle diversità, ma anche con una nuova e originale capacità di annunciare il Vangelo, restando fedeli alla straordinaria tradizione del cattolicesimo.

5. Condizioni per promuovere la figura dell'operatore

Siamo consapevoli delle difficoltà che accompagneranno l'accoglienza e la diffusione della figura dell'operatore per la cultura e la comunicazione. Non si tratta solo di promuovere un soggetto pastorale. Ci troviamo di fronte all'esigenza di modificare profondamente il tessuto e la sensibilità delle nostre comunità ecclesiali.

Vorrei quindi delineare alcune condizioni previe senza delle quali non sarà possibile un'ampia e diffusa accoglienza di questa figura di operatore o perlomeno non si creeranno le condizioni per una sua effettiva operatività.

a. Un cambiamento di mentalità

Come prima condizione si richiede un cambiamento di mentalità nella comunità ecclesiale. E' necessario che tutti diventino consapevoli che la comunicazione e la cultura sono dimensioni intrinseche della vita e della missione della Chiesa. Sappiamo bene che questo cambiamento passa in prima istanza attraverso i pastori: vescovi e sacerdoti. Occorre quindi trovare le occasioni per affrontare questi temi nei convegni diocesani, nelle riunioni del clero, nella progettazione pastorale a livello diocesano, zonale e parrocchiale.

La sensibilizzazione dei vescovi e dei sacerdoti, anche in riferimento alla figura per la cultura e la comunicazione è il primo e inevitabile passo per sperare in una qualche possibilità di sviluppo. Forse si può iniziare dai seminari riprendendo il documento a cui facevo cenno in apertura del mio intervento. Alcune esperienze fatte nell'ambito della formazione dei sacerdoti hanno dimostrato come in realtà ci sia più sensibilità di quanto si possa immagmiare. Mancano le occasioni e soprattutto sono pochi coloro che possono, con competenza e convinzione, dare ragione di questo necessario cambiamento di mentalità.

b. Un progetto pastorale di ampio respiro

Per quanto concerne l'ambito della comunicazione occorre passare dalla preoccupazione per gli strumenti ad una vera e propria azione pastorale. Diventa fondamentale, da questo punto di vista il ruolo degli uffici diocesani per le comunicazioni sociali. La crescita degli uffici diocesani per quanto concerne la loro reale presenza nelle diocesi, la qualità del lavoro svolto e l'effettiva capacità di coordinamento, procede in modo troppo lento rispetto alle urgenze pastorali. E' questo un fattore di debolezza che pregiudica ogni ulteriore sviluppo e non solo per quanto concerne la figura dell'operatore.

La gestione degli strumenti è certamente importante, ma non può costituire un alibi per non far crescere una pastorale di ampio respiro nel campo delle comunicazioni sociali. Troppo spesso di fronte a proposte di maggiore impegno in questo settore da parte delle diocesi si obietta che già si spendono tanti soldi per i vari strumenti. Non si èancora compreso che senza una diffusa sensibilizzazione della comunità ecclesiale i media resteranno sempre un problema perché, al di là dei costi, verranno sentiti come qualcosa di estraneo e marginale. Anche sul versante del progetto culturale il rischio è che ci si fermi a delle iniziative sporadiche, senza promuovere di fatto un cambiamento di mentalità e una crescita complessiva di tutta la comunità ecclesiale.

c. L 'avvio di esperienze esemplari

I passi da fare sono molti e implicano notevoli cambiamenti. Non ci si può illudere che le cose cambino rapidamente, né si può pensare che tutti prendano coscienza di quanto siano centrali la comunicazione e la cultura. La strada da seguire, almeno per dare dei segnali e offrire dei punti di riferimento, è quella di avviare alcune esperienze, magari circoscritte ma ben fatte. Occorre quindi promuovere esperienze pilota in ambito parrocchiale e diocesano, dove la figura dell'operatore per la cultura e la comunicazione possa essere vista nel suo agire concreto. La possibilità di misurarsi con delle esperienze vissute aiuterà a superare diffidenze e pregiudizi. Inizialmente non ci si può aspettare una grande mobilitazione, ma dalla positiva influenza di alcune esperienze ci si può aspettare una diffusione "per contagio".

Mi permetto però di mettere l'accento sulla "esemplarità" perché se le esperienze pilota dovessero risultare approssimate o impostate male, potremmo ottenere l'effetto contrario pregiudicando l'accoglienza della proposta. E’ necessano partire bene verificando che ci siano le condizoni di ecclesialità, le competenze necessarie e un preciso progetto.

d. La cura sistematica della formazione

Concludo con un aspetto che pongo alla fine nella speranza, che essendo l'ultimo trattato, possa restare maggiormente impresso nella mente. Infatti la formazione non solo non è l'ultimo degli elementi ma costituisce la condizione di partenza per preparare operaton competenti e all'altezza del compito. Non mancano, per fortuna, strutture di riferimento sia per la cultura che per la comunicazione. Sono molti in Italia i centri specializzati in grado di offrire proposte di formazione ad alto livello. Non tutti potranno accedere direttamente alle università, ma per tutti sarà possibile organizzare corsi di formazione avvalendosi della consulenza e della collaborazione degli stessi centri universitari.

Esperienze di collaborazione tra gli istituti specializzati e le realtà pastorali sono già state avviate con risultati più che positivi. Occorre però passare da iniziative sporadiche ad un lavoro sistematico di formazione. Dalla competenza e dalla preparazione che gli operatori sapranno dimostrare dipenderà anche la loro effettiva accoglienza nella comunità ecclesiale. Ad insistere su questa strada, oltre l'evidente necessità di qualificare gli operatori, ci incoraggiano anche i positivi riscontri registrati nei diversi corsi di formazione attivati, a partire dallo scorso amo accademico, negli ISSR. Attivando le vie ordinarie per la formazione degli operatori e offrendo altre occasioni mirate, non sarà difficile creare quella rete di strutture formative che farà da base alla preparazione ed alla diffusione dell'operatore per la cultura e la comunicazione.

In conclusione vorrei solo incoraggiare tutti a sentirsi coinvolti in questo momento di riflessione e di approfondimento contribuendo, con la propria esperienza e le proprie valutazioni, alla migliore definizione possibile di questa figura. I laboratori serviranno per raccogliere il contributo di ciascuno in vista di ulteriori sussidi e di strumenti per la formazione degli operatori per la cultura e la comunicazione.

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