del  22 ottobre 2000
LA MISSIONE COME STILE DI VITA

          Segalini Mons. Eliseo    -   Vicario per i laici         

I - Testimoniare la fede con un comportamento coerente con la struttura dell’esistenza cristiana

Ø      La comunità cristiana sa di nascere dall’amore di Dio e vive sulla premessa di questo amore.

Ø      La comunità cristiana vive nella speranza della Risurrezione e della piena comunione con Dio e con gli altri. Il traguardo è la piena redenzione del corpo. Rom. 8, 23.

Ø      Ci muoviamo sulla terra cercando di seguire la legge dell’amore. Amerai il Signore. . . Mc. 12, 30

Ø      C’è differenza tra società civile e comunità cristiana:mi interessa la costruzione della comunità cristiana cioè persone che credono nell’amore di Dio.

Ø      Sappiamo bene che il progetto di Dio è la redenzione del mondo e non semplicemente la creazione di un ambiente privilegiato. Dunque duplice impegno dei credenti:nella chiesa,  e con la chiesa nel mondo.

Ø      Siamo in una situazione di minoranza, anche se le strutture della fede sono ancora di maggioranza, ma vanno adeguate.

II Viviamo dentro le contraddizioni della storia: le tre omologazioni

1.      La comunità cristiana è come la società civile quanto a litigiosità e lotte intestine, quanto a simpatie e antipatie e divisioni, quanto a ricerca dei posti di autorità.

2.      I cristiani divorziano, abortiscono, non pagano le tasse come fanno tutti.

3.      L’esperienza del peccato non è vissuta nella fede cioè non si vede il riconoscimento, il pentimento, la conversione e la confessione ma si tende a giustificarsi.

III. Ambiti o nodi in cui testimoniare la fede con lo stile di vita

1.      Con una “fede pensata” dire sì alla vita, alla corporeità, alla sessualità. “Il corpo non è per l’impudicizia ma per il Signore e il Signore è per il corpo”. (1Cor. 6, 13).

2.      Testimoniare la speranza e la Risurrezione nelle difficoltà e nei fallimenti, nel tempo della malattia e della morte.

3.      Incastrato ma non disperato; né trascuratezza né ossessione della salute; né solo paura psicologica e soli camici bianchi di fronte alla morte: lo sperare contro ogni speranza e la vicinanza della comunità cristiana che prega con te.

4.      Testimoniare il prendere posizione per l’altro e il portare gli uni i pesi degli altri con una laicità corretta cioè assumendo da cristiani la politica, il lavoro, la cultura dove portare la tua partecipazione al potere sacerdotale-regale-profetico di Cristo.

5.      Testimoniare una spiritualità seria, alimentata dalla Parola, dalla preghiera, dalla carità e che partecipa alla vita della chiesa con corresponsabilità. Questo vale per la riforma delle Unità pastorali, per la formazione delle Caritas, per l’esercizio delle ministerialità nei cammini di fede e specialmente per il Sinodo dei giovani

IV Il come testimoniare lo stile di vita cristiano

1.      Lasciar vedere dentro (come cristiano e come chiesa) che la fede è fonte di libertà.

      Non dunque una corazza per addetti ai lavori, ma trasparenza, anche economica.

2.     Sapere esporre con chiarezza la concezione cristiana della vita. Mettere noi stessi dentro quello che diciamo senza fare sconti per accarezzare le orecchie di chi ascolta.

3.      Si evangelizza da persona a persona, faccia a faccia e coi gesti concreti ed umani. La chiesa è comunità sostenuta dalla carità, non solo istituzione sorretta dalla verità.

4.      Lo stile deve essere quello della fiducia e della fraternità, non del giudizio, della pretesa e della contrapposizione. Questo in coincidenza con la faticosa ristrutturazione pastorale delle Unità pastorali e con la programmazione che parte dalla Unità pastorale.

Provocazioni del Card. Martini in “La Madonna del Sabato santo"

1.      Siamo nel sabato del tempo, incamminati verso l’ottavo giorno, con una speranza che apre al futuro. Come Maria, la Madonna del Sabato santo, che vive un’attesa fiduciosa e paziente;ella sa che le promesse di Dio si avvereranno.

2.      Siamo invitati a vivere come pellegrini nella notte rischiarata dalla speranza della fede e a credere nell’impossibile possibilità di Dio al di là di ogni evidenza della sua sconfitta.

3.      Dobbiamo evitare di assolutizzare l’oggi con atteggiamenti di trionfalismo o al contrario di disfattismo vivendo una sorte di cristianesimo senza redenzione, si tratta invece di vivere la carità che ricompatta il presente, dissolve le solitudini e irradia attorno a noi, con gli atti semplici della vita quotidiana - senza forzature - la gioia interiore e la pace, frutto della consolazione dello Spirito.

Piacenza, 22/10/2000

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