del  1° febbraio 2000
LA GRANDE COPERTA ROSA

          Segalini Mons. Eliseo    -   Vicario per i laici         

Gli spot commerciali non sono mai né di destra né di sinistra perché devono piacere a tutti. Oggi è così anche per i valori; c’è un aprioristico pregiudizio di equivalenza in nome del dogma del pari valore di ogni opinione rispetto a quelle diverse o opposte, perché nel postmoderno la verità è andata in frantumi.
Recentemente il Pontefice segnalava il pericolo dell’indifferenza cioè "quella sottile metodologia dell’indifferenza che fa passare per normali tutti comportamenti" col risultato che scompare ogni distinzione tra bene e male, tra vero e falso, tra lecito e illecito.

Mi ha particolarmente interessato scoprire come l’enciclica Centesimus annus cerca di evitare quella grande coperta rosa che crea l’illusione di un consenso universale sui buoni principi e richiama i cristiani a non distinguersi solo coi valori ma con le opere fossero pure di tipo "sperimentale".
"Oggi più che mai la Chiesa è cosciente che il suo messaggio sociale troverà credibilità nella testimonianza delle opere prima che nella sua coerenza e logica interna" (C.A.57).

Lungo i secoli "con la forza del Vangelo i monaci coltivarono le terre, i religiosi fondarono ospedali e asili per i poveri, le confraternite si impegnarono in favore degli emarginati". La ragione profonda che diventa il grande orientamento, nel tempo in cui si impone il dogma del pari valore di ogni opinione, è che "per la Chiesa, il messaggio sociale del Vangelo non deve essere considerato una teoria (cioè una serie di bei principi gridati a tutti), ma prima di tutto un fondamento e una motivazione per l’azione" (C.A.57).

Ma quali opere promuovere oggi, tali da leggervi dentro la forza del Vangelo?
La Centesimus annus dà quattro indicazioni

Anzitutto promuovere opere di giustizia. "L’amore per l’uomo si fa concreto nella promozione della giustizia". Ma non una giustizia intesa secondo un liberismo illimitato; infatti la giustizia non potrà mai essere realizzata pienamente se gli uomini non riconoscono nel bisognoso che chiede un sostegno per la sua vita…l’occasione di bene in sé, la possibilità di una ricchezza più grande".(C.A.58).

In secondo luogo si tratta di non fermarsi ad opere di assistenza, ma è necessario inserire nello sviluppo economico, cioè dire no alla società dei due terzi, in cui chi lavora per essere lasciato in pace, accetta di mantenere chi non lavora.
"Non si tratta di dare il superfluo, ma di aiutare interi popoli che ne sono esclusi, ad entrare nel circolo dello sviluppo economico ed umano" (C.A. 58). Lo sviluppo economico avviene attraverso lo "strumento più efficace" che è il libero mercato, che a sua volta, è regolato da un "giusto profitto" e da un equo contratto con le forze del lavoro.

In terzo luogo si tratta di affrontare il mercato internazionale e la globalizzazione con regole adeguate. "Oggi è in atto la cosiddetta "mondializzazione dell’economia", fenomeno che non va deprecato perché può creare straordinarie occasioni di maggior benessere" (C.A.58)Affrontare con intelligenza ed onestà le implicanze della globalizzazione significa certamente collaborare oggi alla crescita del bene comune e non solo alla sua giusta distribuzione.

In quarto luogo occorre contare seriamente sul coefficiente Provvidenza.
"Perché si attui la giustizia ed abbiano successo i tentativi per realizzarla, è necessario il dono della grazia che viene da Dio … Per mezzo di essa si ottiene quella misteriosa presenza di Dio nella storia che è la Provvidenza" (C.A.59).
Chi si ispira ai valori cristiani, per tradurli in pratica deve realmente e non solo idealmente, contare sulla fede e sulla Provvidenza.

"La fede non aiuta soltanto a trovare le soluzioni, ma rende umanamente vivibili anche le situazioni di sofferenza, perché in esse l’uomo non si perda e non dimentichi la sua dignità e vocazione" (C.A.59).

Per concludere: "La dottrina sociale della chiesa ha una dimensione pratica e, in un certo senso, sperimentale. Essa si situa all’incrocio della vita e della coscienza cristiana con le situazioni del mondo e si manifesta negli sforzi che singoli, famiglie, operatori culturali e sociali, politici e uomini di stato mettono in atto per darle forma e applicazione nella storia" (C.A.59).

Si può affermare che il vivere il vangelo concorre a disegnare la dottrina sociale della chiesa. Il vissuto del cristiano diventa segnaletica per tutti ed aiuta a far saltare "la sottile metodologia dell’indifferenza che fa passare per normali tutti i comportamenti", come ha recentemente sottolineato Giovanni Paolo II.

 

Piacenza, 01.02.2000

 

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