del  25 gennaio 2000
SOCIETA’: Il "fai da te", una mentalità da spezzare

          Segalini Mons. Eliseo    -   Vicario per i laici         

"Una foglia non può diventare gialla senza che lo sappia tutto l'albero."

Nel caso nostro l'albero non è lo stato, non è il mercato, non è l'apparato burocratico, non è l'ultima nata che è la globalizzazione, è invece la società civile.

Ma che cosa è la società civile? Si intende per società civile quella comunità di persone che vivono insieme in un territorio, il loro libero mettersi insieme per tantissimi motivi, condividendo dignità, sicurezza, benessere, relazioni umane di base che oggi solitamente si riassumono nel diritto/dovere di cittadinanza.

Così società civile sono i novecentomila donatori di sangue, i milioni di persone che fanno volontariato, il forum delle famiglie, il vasto mondo della scuola, le numerosissime strutture formative e culturali sia pubbliche che del privato sociale, le associazioni professionali, i soggetti impegnati nei media, il cosiddetto terzo settore ed altro ancora. Questo dinamismo dal basso che qualcuno ha descritto come "laboratorio d'Italia", la enciclica Centesimus annus, lo chiama "soggettività della società" e il Papa nella settimana sociale di Napoli lo vede importantissimo "come una sorta di tesoro" perché " è il luogo privilegiato per la elaborazione e la riattualizzazione dei valori" ed è il vero motivo per cui tutti ormai, riconoscono il famoso "principio di sussidiarietà" che suggerisce appunto di aiutare le varie espressioni della società, ma mai di comprimerle o addirittura sostituirsi ad esse.

Quali correttivi introdurre perché sia possibile intervenire alla fonte, là dove hanno poi origine i comportamenti della gente, la legittimazione dei bisogni tramite le leggi, appunto la elaborazione dei valori?

Segnalo tre generi di ostacoli da rimuovere o meglio da correggere.

Un primo ostacolo è il mercato e lo stato. Se trecento società finanziarie gestiscono il bilancio mondiale e se non più di duemila persone controllano economicamente il nostro Paese, come fa lo stato, che pure dovrebbe fissare le regole del mercato, a intervenire per il bene comune?

Un secondo ostacolo è rappresentato dalla passività della società civile e dallo scarso senso civico che di fatto boicottano la partecipazione e rendono ancora più difficile il mettersi d'accordo sulle cose da farsi; la difficoltà che si sperimenta nel "discernimento comunitario" spinge a estraniarsi nel "fai da te" e nel delegare sempre di più allo stato.

Un terzo ostacolo, tipico del mondo cattolico di oggi, è il fantasma politico e la sublimazione della solidarietà. Dopo le delusioni del tempo dell'unità politica dei cattolici, oggi molti non vogliono più essere toccati dalla politica e si chiudono nel volontariato e quando sentono parlare di "civile" lo riducono tutto e solo a solidarietà, dimenticando che la "elaborazione dei valori" - compito specifico della società civile - è un lavoro culturale; dimenticando proprio come cattolici, l'avvertimento del Papa a Palermo: "la cultura è luogo privilegiato dell'evangelizzazione".

 "Il nuovo Giornale" n. 3 - 2000

Piacenza, 25.01.2000

 

Inizio Pagina