Libertà di educazione e società complessa

Da Minidossier per l'animazione -- n. 39
della rivista "La SocietÓ" di Verona

Nella vecchia società era forse possibile pensare all'educazione i modo centralistico ed uniforme. La tradizione giocava un ruolo ancora importante nella trasmissione di valori e conoscenze. Non c'era un pluralismo culturale quale si riscontra oggi e i cittadini si riconoscevano in alcuni principi di fondo che veni-
vano da tutti rispettati. La società era organizzata gerarchicamente in modo piuttosto rigido. I sottosistemi sociali (economia, politica, cultura eccetera) godevano di scarsa autonomia reciproca. La società era piuttosto rigida, chi svolgeva un lavoro continuava a farlo per tutta la vita, la mobilità sociale era contenuta, i cambiamenti del luogo di residenza, della situazione familiare, del credo politico erano infrequenti. Tutto questo rendeva la società piuttosto semplice e i contenuti della educazione erano chiari a tutti.

Tutti vedono che una tale società non esiste più e, di conseguenza, non è nemmeno più proponibile un' educazione unica, centralizzata, impartita nello stesso modo, avente i medesimi obiettivi, gestita da un'unica scuola in mano allo Stato. La tradizione oggi non è più accettata in modo acritico e quindi essa non è più in grado di trasmettere valori, conoscenze, stili di comportamento. Il pluralismo culturale rende la nostra società un caleidoscopio di opinioni, fini, valori, religioni, culture diverse. La società di oggi non è più verticale ma tende ad essere sempre più orizzontale. E' sempre meno gerarchica, i ruoli sono sempre meno subordinati, i sottosistemi sociali sono sempre più indipendenti, i gruppi sociali tendono ad autogovernarsi, ad avere propri linguaggi e codici di comportamento, tutti chiedono non tanto partecipazione quanto autonomia. Ogni rigidità e pesantezza è destinata ben presto a sciogliersi: nessuna norma è ritenuta più assoluta, si cambia luogo di vita, lavoro, famiglia più volte nella vita (i sociologi parlano di "nomadismo" sociale), ogni situazione stabile è considerata troppo vincolante.

Nella vecchia società i percorsi esistenziali erano chiari e stabiliti fin dall'inizio; nell'attuale non sono chiari e rimangono sempre aperti al cambiamento. Nella vecchia i rapporti erano già dati, oggi tutto viene scelto. E' logico che aumenti quindi la necessità di riflettere, di rendersi conto, di scegliere consapevolmente quanto una volta veniva semplicemente accettato.

A seguito di questo cambiamento sociologico l'educazione e la scuola devono assolutamente cambiare. Come può lo Stato, dall'alto di un ministero della pubblica istruzione, prevedere tutti i cambiamenti in atto, pianificare tutti gli interventi necessari, anticipare tutti i bisogni formativi? Quanto è rigido va reso elastico, quanto è accentrato va decentrato, quanto è in mano dello Stato va messo in mano alle comunità e ai gruppi sociali i quali, stando "dentro" i cambiamenti, vivendo "dentro" le pieghe della società con tutte le sue esigenze, riescono a sintonizzarsi con i bisogni formativi e a produrre risposte mirate e non generiche.

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