L'ASSEDIO E LA TORMENTA

Da Minidossier per l'animazione -- n. 37
della rivista "La Società" di Verona

Alla domanda "perché la famiglia?" si possono fornire numerose risposte. Ne scegliamo una, attraverso le splendide parole scritte nel 1905 da Gilbert Keith Chesterton, dalla quale ci proveremo poi a trarre qualche riflessione.

Per un uomo è una buona cosa vivere in una famiglia, per lo stesso motivo per cui è una buona cosa che sia assediato in una città. Per un uomo vivere in una famiglia è una buona cosa nello stesso senso in cui è una cosa buona e piena di incanti rimanere bloccato in una strada dalla neve. Tutte queste situazioni lo costringono a rendersi conto che la vita non è qualcosa che viene dall'esterno, ma qualcosa che viene dall'interno. Soprattutto, ribadiscono il fatto che la vita, se è una vita davvero stimolante e colma di fascino, è qualcosa che, per sua natura, esiste nostro malgrado.

Lo straordinario gusto per il paradosso dello scrittore inglese ci proietta immediatamente nel cuore stesso della famiglia che è poi il cuore medesimo della realtà: il confronto, a volte aspro ma sempre entusiasmante, con la realtà.

La famiglia è il primo luogo in cui ogni uomo, ciascuno nel proprio ruolo e secondo le proprie responsabilità, ognuno nella particolare stagione della vita in cui si trova, incontra la realtà, si scontra con le persone e con le cose, apprende l'alfabeto delle relazioni, compita i primi elementi d'intelletto e fantasia, costruisce, insomma, la propria architettura interiore. Alla fine è nella famiglia che l'uomo dovrebbe riuscire ad affrancarsi da ogni ideologia, ovvero ogni visione che, per affermare a tutti costi un'idea, giunge a negare persino la realtà.

 

Certo il nucleo domestico conosce serie difficoltà e talvolta fallisce clamorosamente, come suggeriscono le immagini dell'uomo assediato o impedito nel suo incedere dalla neve: la famiglia può pretendere di ergersi a microcosmo esaustivo del reale - ed allora non è altro che l'ennesima ideologia -, oppure arrogarsi il diritto di interferire continuamente e pesantemente nell'esistenza dei membri che da lei sono usciti.

Ma proprio nel tentativo di evitare fallimenti siffatti, la vita si articola come una continua ricerca del difficile ma necessario equilibrio tra spigolosità del reale e limiti umani, tra opportunità e risorse, tra ciò che è imposto dalle circostanze e quanto, all'interno di ognuno, è necessario venga educato ed impiegato per fare del mondo una scenografia più accogliente per la rappresentazione del dramma umano.

La famiglia si presenta allora come il luogo in cui viene sconfitto ogni materialismo (la vita non è solo quello che si vede e si misura; quanto vale l'amore di una madre?) e in cui viene meno ogni spiritualismo (la vita non è solo sentimento; il padre che rimprovera è cattivo?), e per favorirla nel dispiegarsi dei suoi naturali compiti essa va assistita, attraverso politiche familiari capaci di coglierne tanto gli aspetti quantitativi quanto quelli qualitativi.

Le parole di Chesterton richiamano il valore assoluto della famiglia, dicono che ogni squilibrio tollerato o introdotto nelle sue dinamiche è il primo e decisivo passo verso la distruzione della società stessa. 

Consentire ad un uomo ed una donna di unirsi con un patto dal neppur tanto vago sapore commerciale, concedere che da questi accordi si possa uscire senza pagare alcuno scotto (se non qualche banconota), lasciare che della famiglia si faccia scempio da parte di potentissimi mezzi di persuasione, tutto questo significa minare l'animo stesso dell'uomo. Così si creano le condizioni perché nella comunità entrino persone prive di un'essenziale tappa del proprio sviluppo. Riconoscere nella famiglia la chiave di volta dell'umana socialità e al contempo difenderne la forma eterosessuale e monogamica, l'unica compatibile con il messaggio cristiano, significa riscoprire la vita come davvero stimolante e colma di fascino, darle senso e scopo proprio mentre le si indica la difficile (si può ancora parlare di ascesi?) via di un confronto incessante, comunitario, entusiasmante, con la realtà.

Fare della famiglia la pietra angolare dell'edificio sociale significa costruire sulla roccia, non sulla gommapiuma.

La globalizzazione e la libera circolazione dei capitali offrono a tutti nuove possibilità, ma contengono anche vari rischi. Si assiste ad una nuova corsa tra gli Stati, specialmente quelli in transizione o in via di sviluppo, per detassare le transazioni e i movimenti di capitale onde attirarli a sé. I capitali arrivano, ma lo Stato deve rinunciare a introiti fiscali che potrebbero finanziare il welfare: assistenza sanitaria, istruzione, ecc...

Inizio Pagina