Alcuni  cambiamenti  in  atto

Da Minidossier per l'animazione -- n. 36
della rivista "La Società" di Verona

I processi di globalizzazione della finanza che abbiamo visto portano con sé alcune differenze rispetto al passato che sovvertono le principali modalità economiche finora seguite e procurano incertezza per il futuro. Vediamo le principali:

a) Cambia il rapporto tra capitale e lavoro. Finora, in qualche modo, la regola era che si accedeva al capitale mediante il lavoro. Ancora nella Laborem exercens la DSC sostiene va appunto che il fondamento della proprietà è il lavoro e la sua finalità è ancora il lavoro. E' questo un aspetto del principio più generale della priorità del lavoro sul capitale, un principio irrinunciabile di umanesimo economico. Nella vecchia società preindustriale e industriale era, a parte eccezioni anche vistose, ancora cosi. C'era un chiaro nesso tra lavoro e creazione di capitale. Con la finanziarizzazione dell'economia tale nesso è rotto. Oggi diventa la regola guadagnare senza lavorare, creare capitale spostando capitale come in un gioco d'azzardo.

b) Si incrina il concetto di investimento produttivo. Secondo la DSC la proprietà è personale ma il suo uso deve essere "sociale". Il capitale, in altre parole, deve essere impiegato per creare lavoro, per favorire lo sviluppo, per creare condizioni economiche di bene comune. Per questo la Centesimus annus afferma che investire in un luogo piuttosto che in un altro è una questione non solo economica ma anche morale. Per lo stesso motivo la Pacem in terris diceva che deve essere il capitale ad andare in cerca del lavoro e non viceversa. Ora, invece, gli investimenti finanziari seguono il criterio speculativo se i movimenti di capitale sono per 9/10 legati alla specula/ione e per 1/10 alla produzione. In altri termini la finanza crea ricchezza unicamente passando di mano continuamente i pacchetti finanziari, ma non amplia la massa a disposizione del risparmio per investimenti produttivi

c) Cambia il rapporto tra finanza ed economia. Si stima die in un anno si muovano per il mondo per l'economia reale 6000 miliardi di dollari, mentre i movimenti finanziari sono ogni giorno di 1500 miliardi di dollari. Nel 1995 le transazioni su divise sono state 67 volte superiori agli scambi di beni e servizi. Su 68 franchi francesi che muovevano sul mercato, ben 67 lo facevano per fini speculativi.

Oggi l'economia reale è superata da quella finanziaria, che è di ben altre proporzioni. Quest'ultima ha senz'altro una funzione di sostegno allo sviluppo industriale e commerciale, ma oggi l'attività finanziaria, da subordinata, diventa prioritaria. In questo caso l'impresa può perdere di vista i suoi obiettivi sociali e la valutazione del risultato viene fatto in un'ottica puramente finanziaria e non più industriale o commerciale. Essa può perdere di vista il rapporto capitale-lavoro e cercare solo una redditività a breve termine, dimenticando la produttività e la competitività a lungo termine. E' già capitato che per ragioni unicamente finanziarie si proceda all'acquisto di una società al solo scopo di smantellarla; oppure che si scopra un nuovo settore di attività che poi, per ragioni finanziarie, viene abbandonato a se stesso senza curarsi delle conseguenze sui diretti interessati. Capita anche che se una Compagnia decide di licenziare migliaia di lavoratori i suoi titoli subiscano un rialzo significativo in Borsa.

d) La volatilità dei capitali

I capitali si spostano velocemente e spesso in quanto sono alla ricerca della "piazza" più redditizia. Non si fermano in un paese per essere adoperati per attività produttive. Questo è il fenomeno della volatilità dei capitali per cui molti Stati hanno un considerevole movimento finanziario ma difficoltà di liquidità in quanto, appunto, i capitali ci transitano a scopo speculativo.

e) Lotta fiscale per attirare i capitali

La globalizzazione e la libera circolazione dei capitali offrono a tutti nuove possibilità, ma contengono anche vari rischi. Si assiste ad una nuova corsa tra gli Stati, specialmente quelli in transizione o in via di sviluppo, per detassare le transazioni e i movimenti di capitale onde attirarli a sé. I capitali arrivano, ma lo Stato deve rinunciare a introiti fiscali che potrebbero finanziare il welfare: assistenza sanitaria, istruzione, ecc...

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