LA  SUSSIDIARIETA'

Da Minidossier per l'animazione -- n. 30
della rivista "La Società" di Verona

1. UN PRINCIPIO MOLTO FECONDO

 

II principio di sussidiarietà è veramente una delle assi portanti della Dottrina sociale della Chiesa (= DSC) ed anche uno dei principi più fecondi, maggiormente in grado, cioè, di fornirci un orientamento nella soluzione dei problemi sempre nuovi che la storia ci pone. Ma che cosa significa questo principio? Cominciamo col dire che il suo nome deriva dalla parola latina subsidium che vuoi dire aiuto. Esso quindi significa una cosa molto semplice in apparenza, ma assai ricca in realtà, ossia che le varie istituzioni sociali devono aiutare la personale non sostituirsi ad essa nello svolgimento delle sue attività. Quando la persona può fare da sola, di sua iniziativa, con le sue forze, deve essere lasciata fare, le istituzioni sociali non devono intervenire se non per aiutarla, appunto, a svolgere nel miglior modo possibile le sue funzioni. Nei casi poi nei quali la persona non sia in grado di svolgere delle funzioni che le spetterebbero - per carenze psicologiche, per povertà economica, per disagio sociale, per ignoranza o altro - la società dovrà intervenire e magari sostituirsi temporaneamente ad essa, ma solo temporaneamente, appunto, con spirito di supplenza, e facendo il possibile perché la persona recuperi le capacità originarie e ritorni ad essere in grado di fare da sola. Per fare degli esempi: lo Stato non può sostituirsi ai genitori nell'educare i figli. Certo che in casi di evidente e pericolosa (per il figlio) incapacità dei genitori lo Stato dovrà intervenire sostituendosi temporaneamente ad essi. Lo Stato non può sostituirsi all'iniziativa economica della persona che è una manifestazione della sua libertà, come non può, facendo un altro esempio, pianificare le nascite togliendo alla coppia la sua responsabilità ... e così via, gli esempi potrebbero essere infiniti. Detto questo occorre però fare un passo in avanti. Le istituzioni sociali, come è noto, sono molte. Il principio di sussidiarietà sostiene che quelle più vicine alla persona, cioè quelle inferiori di livello sociale, devono essere aiutate da quelle superiori, più lontane dalla persona, a svolgere il loro compito nel modo migliore senza sostituirsi ad esse. La famiglia, che è la prima società naturale, le associazioni di cittadini, i gruppi religiosi o culturali, le circoscrizioni amministrative locali, le associazioni economiche, imprenditoriali, sindacali, politiche eccetera, devono coordinarsi in modo che l'inferiore sia aiutata a svolgere le sue funzioni in autonomia e responsabilità. Vanno ribaditi quindi i diritti della famìglia, delle associazioni di base, delle autonomie locali eccetera a poter svolgere quanto è loro proprio. Questo perché, come vedremo subito, principio, soggetto e fine della società è la persona e quindi devono essere valorizzate e non eliminate le società intermedie e naturali che in quanto sono più vicine alla persona sono anche "più umanizzanti", meno anonime o burocratiche, valorizzano di più L'appartenenza e la partecipazione. E' infatti in questa realtà, prima che in quelle più vaste dello Stato o della comunità internazionale, che avviene la socializzazione della persona.

 

2. I SUOI FONDAMENTI

 

Se la Chiesa ha sempre ribadito il principio di sussidiarietà (vedi paragrafo 10 di questo fascicolo) è perché esso ha dei fondamenti molto solidi e irrinunciabili. Il "Fondamento dei fondamenti", l'impalcatura che sorregge un po' tutta la DSC è che la società è per la persona. Il Vaticano II nella Gaudium et spes espresse questo concetto in modo lapidario e assai profondo: "Principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona umana, come quella che di sua natura ha sommamente bisogno di socialità" (n. 25). Principio: la società c'è perché c'è la persona, non è la persona per la società ma la società per la persona.

Soggetto: ad agire deve essere sempre la persona e non meccanismi impersonali. La società deve favorire la responsabilità, la creatività, l'inventiva, la partecipazione, l'adesione, l'iniziativa della persona. Non deve mortificarla, appiattirla, demotivarla, emarginarla. Fine: scopo della società e di tutte le sue istituzioni è di creare un ambiente in cui la persona possa crescere, maturare nel bene e nella verità. Nella società tutto parte dalla persona e deve tornare alla persona. le istituzioni sociali, compreso lo Stato, sono solo mezzi, strumenti a suo servizio.

Ecco allora il fondamento del principio di sussidiarietà: il principio di personalità.

Un secondo fondamento è costituito dalla diversità tra le persone. Ognuno è provvidenzialmente diverso dall'altro, è qualcosa di unico, voluto e amato singolarmente da Dio. Non siamo stati creati in serie, né amati all'ingrosso. Ogni persona ha quindi delle ricchezze, delle potenzialità che nessun'altra possiede. Ognuno ha una propria vocazione insostituibile: viviamo per uno scopo ben preciso, per fare qualcosa che solo noi sappiamo e possiamo fare. Dio ci ha chiamato per nome e ci ha posti su questa terra perché ci inserissimo nella sua opera di salvezza secondo una modalità specifica e particolare: la nostra. Ecco perché se ad una persona vengono tarpate le ali, se la società non le permette di esprimersi, il danno sarà non solo per quella persona, ma per l'intera comunità che non potrà usufruire dell'apporto che solo quella persona era in grado di dare. Il bene comune (Cf il Mindissier omonimo) è un obiettivo che può essere raggiunto non eliminando le diversità, ma valorizzandole e permettendo ad ognuno di metterci il suo piccolo o grande tassello. Il principio di sussidiartela permette allora la libertà, la ricchezza, l'originalità dei molteplici contributi che le persone e i gruppi (uguali nella comune natura umana, ma tutti diversi nella ricchezza della molteplice esistenza) possono recare alla costruzione della società intera.

 

 

 

3. SUSSIDIARIETA'   E  SOLIDARIETA’

 

II principio di sussidiarietà, come si è visto, è quindi un antidoto all'accentramento, alla collettivizzazione, alla creazione di monopoli, alla pianificazione totalitaria. Pensa ad una società articolata in cui ogni livello svolge il suo compito insostituibile ed è aiutato dai livelli superiori a poterlo fare. Bisogna però tenere presente che tale principio non può essere pensato come separato dall'altro, quello della solidarietà (Cf. il Minidossier relativo), altrimenti si correrebbe il rischio di accentuare l'individualismo, la divisione, il particolarismo e la chiusura in tanti piccoli orticelli. Il motivo per il quale accanto alla sussidiarietà occorre porre la solidarietà è riconducibile, ancora una volta, alla persona umana. Infatti se, come dicevamo, le persone sono tutte diverse, esse sono però anche tutte uguali. Hanno la stessa dignità, gli stessi diritti e doveri. Orbene: la sussidiarietà valorizza la ricchezza della diversità, la solidarietà tiene conto del grande valore dell'uguaglianza. E' evidente allora che le società superiori - nel senso usato in precedenza - devono sì valorizzare la libertà e l'autonomia delle inferiori, ma in un quadro di uguaglianza, solidarietà e di salvaguardia del bene comune. Altrimenti si favorirebbe il privilegio e la legge del più forte. Facciamo l'esempio dell'economia. Il principio di sussidiarietà vuole che lo Stato non si sostituisca alle persone singole o associate. Ma il principio di solidarietà chiede che lo Stato non lasci l'economia in balia di un capitalismo selvaggio, ma tuteli i diritti dei deboli e inquadri l'attività economica in una cornice giuridica di diritti e doveri. Chiede che intervenga per tutelare il bene comune e i beni pubblici dalla pirateria dei privati. Il limite? Il punto di equilibrio? Dovrà essere cercato di volta in volta dalla libertà umana, tenuto conto di questi due principi della Dsc che devono essere armonizzati. I quali, in verità, non sono poi opposti ma complementari, l'uno non può stare senza l'altro. Se infatti si devono valorizzare le società inferiori e la persona umana, è perché queste possano dare meglio il loro aiuto al bene comune, perché cioè possano esprimere meglio la loro solidarietà, non perché si isolino perseguendo scopi totalmente individuali e privatistici. Così, quando i poteri pubblici intervengono è per ricostruire un'uguaglianza che possa permettere a tutti di essere protagonisti e non solo ad alcuni. Come si vede la sussidiartela è per la solidarietà e viceversa.

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